Il fatto
05.03.2026 - 20:38
Avviso di garanzia per Alberto Mosca, sindaco di Sabaudia, e per Massimo Baiano, titolare dell'impresa che forniva i bagnini per le spiagge libere, nell'ambito di un'appendice investigativa dell'inchiesta sul bando di assegnazione delle concessioni marittime demaniali per i chioschi, o meglio per un procedimento avviato parallelamente mentre il primo cittadino era intercettato per quella vicenda.
Entrambi hanno ricevuto la notifica della chiusura dell'indagine preliminare avviata in seguito all'informativa depositata dalla Guardia Costiera dopo che il Comandante aveva ricevuto una serie di telefonate dal primo cittadino, poi integrata dalla Procura con le intercettazioni raccolte nell'ambito dell'inchiesta sui chioschi. I due avranno ora la possibilità di presentare memorie difensive o farsi interrogare, perché il prossimo passo della Procura porterà alla richiesta di rinvio a giudizio con la fissazione dell'udienza preliminare.
Nello specifico il primo cittadino Alberto Mosca, già comparso tra gli indagati dell'inchiesta principale sul bando dei chioschi, ma risparmiato dalle misure cautelari, è indagato per il reato di minaccia a una pubblica autorità con lo scopo di limitarne l'attività, ovvero per le telefonate al comandante del distaccamento di Sabaudia della Guardia Costiera per convincerlo a mitigare i controlli.
Mentre era intercettato per la vicenda dell'assegnazione delle spiagge libere attrezzate, il sindaco aveva telefonato più volte al militare, per manifestare il proprio dissenso contro una serie di ispezioni: la prima era stata un controllo per i bagnini che lavoravano per la società appaltatrice del Comune nell'ambito del servizio di assistenza ai bagnanti delle spiagge libere, trovati a dormire o sprovvisti delle dotazioni necessarie.
Annotano gli inquirenti che Mosca, ricordandogli di essere stato Generale dei Carabinieri per 41 anni, aveva contattato il comandante per sollecitarlo a mostrarsi collaborativo ed essere più flessibile nei controlli lasciandosi andare a un "diamogli una mano" perché se l'impresa si fosse ritirata sarebbero rimasti senza sorveglianza dell'arenile. Quando poi erano scattati i controlli per i nuovi gestori delle spiagge libere attrezzate, subentrati a stagione iniziata al vincitore del bando escluso in maniera illegittima, che avevano iniziato a operare senza il nulla osta dell'Ente parco, il sindaco aveva chiamato nuovamente il responsabile della Guardia Costiera per chiedergli di "temporeggiare".
Infine la telefonata, con toni perentori, quando la Guardia Costiera aveva effettuato il controllo nel cantiere per il ripristino urgente della sponda crollata in località Bufalara, e il primo cittadino aveva dissentito: "Fai quello che credi, però io credo che questa storia debba cominciare a finire, va bene? Eh no, scusa ma non si può che ogni secondo c'è un sequestro, c'è il fermo, non va bene". Il comandante aveva informato quindi la Procura per le pressioni ricevute, ma gli inquirenti nel frattempo avevano iniziato a intercettare Mosca per la vicenda dei chioschi.
A sua volta Massimo Baiano è indagato per i reati di inadempimento di contratti di pubbliche forniture e falsità ideologica commessa da un privato in un atto pubblico, ovvero per non avere rispettato gli obblighi assunti aggiudicandosi il servizio comunale di assistenza e soccorso dei bagnanti nelle spiagge libere e poi per avere attestato falsamente di avere posizionato le postazioni di salvamento secondo la mappa fornita dal Comune di Sabaudia, ovvero avendo omesso di installarne tre di quelle previste dal contratto sottoscritto con l'ente locale.
Il procedimento a carico di Mosca e Baiano quindi non è solo una costola dell'inchiesta sul bando dei chioschi che è costata l'applicazione della custodia cautelare degli arresti domiciliari per il vicesindaco Giovanni Secci e i due dirigenti del Comune di Sabaudia, Giuseppe Caramanica ed Elisa Cautilli, indiziati a vario titolo per avere predisposto un bando su misura per familiari e persone vicine ai vecchi gestori dei chioschi su aree demaniali e poi per avere condizionato l'esito della gara pubblica che aveva visto prevalere un unico soggetto estraneo alle precedenti gestioni delle spiagge libere attrezzate.
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