Clemente Pernarella come presidente ed Elisa Cerocchi come componente del Comitato tecnico scientifico della Fondazione Latina 2032. Sono questi i due nomi indicati dal ministro della Cultura Alessandro Giuli in rappresentanza del Ministero all’interno dell’organo tecnico-scientifico, a completamento della sua composizione. La comunicazione è stata trasmessa ieri dal ministro al presidente della Fondazione, Vincenzo Zaccheo, e segna la chiusura del cerchio del comitato, che si affianca a un organigramma ormai definito e composto da professionalità messe al servizio del nuovo contenitore culturale. L’obiettivo è chiaro: veicolare contenuti, idee e risorse per accompagnare Latina verso il centenario del 2032. Tra i nuovi ingressi spicca Clemente Pernarella, attore e regista originario di Latina, tra i volti più riconoscibili del panorama culturale pontino, con un percorso artistico che attraversa teatro, televisione e cinema. Nel corso della sua carriera ha ricoperto anche il ruolo di direttore artistico del Teatro Fellini di Pontinia, promuovendo progetti teatrali e formativi che hanno contribuito a mantenere vivo il tessuto culturale del territorio. Accanto a lui, Elisa Cerocchi, figura centrale della vita culturale pontina e della Fondazione Campus Internazionale di Musica di Latina, realtà di riferimento per la formazione e la diffusione della musica da camera a livello internazionale. I loro nomi si affiancano agli altri componenti del Comitato tecnico scientifico, organo chiave per orientare progettualità e programmi: per il Comune figurano Eleonora Della Penna, già presidente della Provincia, e Domenico Barbuto, segretario generale dell’AGIS – Associazione Generale Italiana dello Spettacolo; per la Provincia sono stati indicati Claudio Paradiso e Paola Cosimi.
Nel corso del convegno Zaccheo ha poi tracciato alcune direttrici centrali per il futuro della città e del sistema delle città storiche del Novecento. «Per troppo tempo - ha detto - le città di fondazione hanno subito una sorta di damnatio memoriae. Latina stessa, già Littoria, ne rappresenta un esempio emblematico: si arrivò persino a ipotizzare la sua demolizione per cancellarne le origini, mentre anche il cambio di nome ha contribuito a una rimozione simbolica. Ma la storia non si cancella: si studia, si comprende e si valorizza. È un patrimonio comune da trasmettere alle nuove generazioni».
Da qui l’invito a recuperare ciò che è stato perduto o trascurato: luoghi simbolici, edifici trasformati o abbattuti, spazi che hanno segnato l’identità urbana e sociale della città. «Quelle architetture non sono ruderi ma memoria viva». Zaccheo ha richiamato anche alcuni casi concreti legati a trasformazioni urbane e speculazioni edilizie, come il Palazzo delle Poste, per il quale si ipotizza il recupero dello stato originario. Un percorso su cui si era già attivato il consigliere comunale Alessandro Porzi, che ha proposto il ripristino del corpo di fabbrica storico e della scalinata originaria lavorando al fianco di Calandrini per il recupero. Lo stesso Zaccheo ha espresso apprezzamento per il lavoro del senatore Nicola Calandrini in tale direzione. «La storia non si cancella, si studia, si comprende e si valorizza ed è patrimonio comune da trasmettere alle nuove generazioni», ha ribadito Zaccheo, richiamando la necessità di una visione condivisa tra i sindaci delle città di fondazione. Tra gli esempi citati anche il caso di via Pio VI e altri interventi che hanno modificato il tessuto urbano originario. «Littoria, è rimasta in parte un’incompiuta. Per questo oggi è necessario completare, recuperare e reinterpretare quel progetto originario con uno sguardo contemporaneo». Zaccheo ha proposto di costruire un vero museo diffuso della città di fondazione, capace di raccontare ciò che è stato realizzato, perduto e ciò che ancora può essere sviluppato. In parallelo, la creazione di laboratori condivisi e spazi culturali aperti alla partecipazione. «Le città di fondazione -non sono un tema del passato ma una chiave per leggere il futuro».