L'intervista
18.04.2026 - 12:30
Le idee nuove, soprattutto quando riguardano innovazione e tecnologia, spesso vengono accolte con diffidenza. Succede nei territori, succede nella politica: ciò che rompe gli schemi inizialmente divide, fa discutere, a volte viene messo in dubbio. Eppure è proprio da lì che passano le trasformazioni più importanti. Ci sono realtà che stanno già modellando il nostro presente e, soprattutto, il futuro dei nostri territori: data center, intelligenza artificiale, innovazione tecnologica. Alessandro Porzi, consigliere e presidente della Commissione Ambiente, su questi temi e su queste idee ha scelto di investire politicamente. Nell’ultimo anno ha portato avanti proposte e visioni che puntano a inserire il territorio in una traiettoria più avanzata, ed è autore di due mozioni approvate in Consiglio comunale su data center e Tecnopolo e promotore di una rete che coinvolge Comune, Ordine degli Ingegneri e Università, con l’obiettivo di fare dell’innovazione la cifra distintiva del futuro locale.
Quanto è importante il recupero dei siti industriali dismessi in questa strategia?
E’ fondamentale perché il recupero dei siti industriali dismessi consente di accelerare gli investimenti, riducendo tempi e consumo di suolo. Parliamo di aree spesso già dotate di infrastrutture, con accesso a energia e collegamenti, ideali per data center e poli tecnologici. Ed è anche fortemente evocativo perché trasformiamo spazi abbandonati in motori di sviluppo, creando lavoro qualificato e nuova economia.
Può fare esempi di come queste tecnologie cambieranno settori come sanità e industria?
Il mondo che potrei descriverle è al limite della immaginazione: per semplificare, queste tecnologie avranno impatti molto concreti. In sanità, l’AI permetterà diagnosi più rapide e precise e lo sviluppo di terapie personalizzate. Ospedali con intelligenza artificiale per diagnostica e sale operatorie robotiche, con interventi a distanza dei migliori specialisti, accessibili a tutti e in tempi rapidi. Nell’industria, ottimizzerà produzione, consumi energetici e manutenzione, riducendo costi e sprechi.
E in agricoltura e nella pubblica amministrazione ?
In agricoltura, consentirà di monitorare colture e suoli in tempo reale, migliorando rese e uso di acqua e fertilizzanti. Il quantum, in prospettiva, accelererà simulazioni complesse, ad esempio per nuovi farmaci o materiali. Nella pubblica amministrazione consentirà la gestione di dati complessi come mobilità, trasporti e qualità ambientale.
La domanda è semplice ma cruciale: che idea di città la politica sta costruendo per i giovani?
La risposta sta nelle scelte che faremo oggi: investire in formazione universitaria, lavoro qualificato, servizi e qualità della vita. Oggi la scuola forma spesso profili iper-specializzati ma non sempre talenti completi. Serve un cambio di prospettiva: la politica deve integrare pubblico e privato per ripensare la formazione e sviluppare persone oltre che professionisti.
Se un ragazzo oggi le chiedesse: “Perché dovrei restare a Latina?”, cosa risponderebbe?
Gli direi: resta perché qui si stanno creando le condizioni per costruire il tuo futuro, non per inseguirlo altrove. Stiamo lavorando su data center, centro di ricerca e trasferimento tecnologico, cioè su lavoro qualificato e nuove imprese. Latina può diventare un luogo dove innovazione e crescita si incontrano e solo restando qui un giovane può essere parte di questo cambiamento.
Nella città avviata al centenario ed è possibile tenere insieme passato e modernità?
Credo che, in vista del centenario, la politica debba imporsi la disciplina del proprio ruolo, favorendo un confronto aperto tra le diverse sensibilità culturali. I tempi sono maturi per voltarsi indietro, analizzare con rigore storico il secolo alle spalle, con tutte le sue contraddizioni, senza che nessuna sensibilità culturale ceda a fare della sua lettura una visione ideologica predominante. Solo così possiamo restituire la nostra storia come patrimonio collettivo e condiviso, e guardare al futuro con lo stesso spirito costruttivo con cui è nata la nostra città. È con questo stesso slancio che dobbiamo guardare avanti, non inseguendo il cambiamento ma anticipandolo.
Lei fa parte della maggioranza che governa da tre anni la città: Latina sta andando nella direzione giusta oppure no?
Latina sta facendo passi in avanti, ma sarebbe sbagliato dire che il percorso è compiuto. In questi anni sono stati avviati processi importanti, soprattutto sul piano della programmazione, ma ora serve accelerare sull’attuazione concreta. La direzione è quella giusta se riusciamo a trasformare le idee in risultati tangibili: abbiamo ancora due anni davanti.
Ritiene che oggi la città sia migliore grazie a voi e lo sarà nel 2028 ?
Oggi ancora no, molte cose devono essere fatte e alcune forse potevano essere gestite diversamente, ma credo che per invertire la direzione bisognerà avere la capacità di trasformare il grande lavoro fatto dentro il Palazzo in interventi concreti, visibili e utili per cittadini e imprese.
Un’ultima domanda: perché i cittadini dovrebbero darvi ancora fiducia?
Questa domanda... me la potrebbe rifare fra due anni?
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