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L'intervista

«Politica in campo per i poli tecnologici, bisogna crederci»

La visione di Alessandro Porzi: «AI e data center nuova frontiera. Per i giovani lavoro qualificato e nuove imprese, devono restare sul territorio»

«Politica in campo per i poli tecnologici, bisogna crederci»

Le idee nuove, soprattutto quando riguardano innovazione e tecnologia, spesso vengono accolte con diffidenza. Succede nei territori, succede nella politica: ciò che rompe gli schemi inizialmente divide, fa discutere, a volte viene messo in dubbio. Eppure è proprio da lì che passano le trasformazioni più importanti.  Ci sono realtà che stanno già modellando il nostro presente e, soprattutto, il futuro dei nostri territori: data center, intelligenza artificiale, innovazione tecnologica. Alessandro Porzi, consigliere e presidente della Commissione Ambiente, su questi temi  e su queste idee ha scelto di investire politicamente. Nell’ultimo anno ha portato avanti proposte e visioni che puntano a inserire il territorio in una traiettoria più avanzata, ed è autore di due mozioni approvate in Consiglio comunale su data center e Tecnopolo e promotore di una rete che coinvolge Comune, Ordine degli Ingegneri e Università, con l’obiettivo di fare dell’innovazione la cifra distintiva del futuro locale.


Quando parliamo di data center, intelligenza artificiale e quantum computing, di cosa stiamo parlando in modo semplice per cittadini e imprese?
Parliamo, in realtà, di tre pezzi dello stesso futuro, rispettivamente l’infrastruttura, il cervello e il salto tecnologico. Tre elementi che stanno cambiando l’economia reale. I data center sono le infrastrutture che conservano e fanno funzionare i dati e i servizi digitali. L’intelligenza artificiale è il sistema che utilizza quei dati per migliorare decisioni, servizi e processi. Il quantum computing è la tecnologia che in futuro permetterà di risolvere problemi oggi troppo complessi. Insieme significano più efficienza, meno sprechi e nuove opportunità per imprese e cittadini.

C’è un accordo in essere tra università e startup sul quantum AI: cosa cambia concretamente per il territorio? Sul futuro digitale Latina è in ritardo o in linea con altri territori?
C’è una sinergia in atto più che un accordo  tra università e startup su intelligenza artificiale e quantum computing, un passaggio decisivo. Significa trasformare ricerca teorica in brevetti, brevetti in aziende e aziende in occupazione e creazione di imprese, lavoro qualificato e innovazione concreta. Per il territorio vuol dire attrarre investimenti, trattenere talenti. Oggi Latina non è ancora tra i poli principali dell’innovazione, ma questo non è un limite strutturale: è un ritardo che può essere colmato. Siamo in una fase in cui i nuovi equilibri tecnologici si stanno ancora formando e i territori che si muovono adesso possono conquistare un ruolo da protagonisti.

Lei in consiglio comunale ha promosso due mozioni, poi approvate, su data center e TecnoPolo: quali sono gli obiettivi operativi nel breve periodo? 
Gli obiettivi nel breve periodo sono concreti. Abbiamo già avviato i primi rapporti con università e centri di ricerca per un polo su AI. L’iniziativa è in fase pre-prototipale avanzata e mira a portare le tecnologie a maturità industriale. In parallelo lavoriamo su aree idonee e su un quadro autorizzativo chiaro. Puntiamo a fondi pubblici e privati e all’avvio di una prima piattaforma operativa, per attivare rapidamente le attività e garantire scalabilità.

Cosa significa, in pratica, rendere il Comune un “facilitatore” per gli investimenti tecnologici? 
Significa passare da ente che autorizza a ente che accompagna. In pratica: tempi certi, procedure chiare e semplificate, un unico punto di contatto per gli investitori, chiarezza sulle aree disponibili e sulle regole. L’obiettivo è creare condizioni favorevoli perché gli investimenti arrivino e si realizzino rapidamente sul territorio.


Quanto è importante il recupero dei siti industriali dismessi in questa strategia?
E’ fondamentale perché il recupero dei siti industriali dismessi consente di accelerare gli investimenti, riducendo tempi e consumo di suolo. Parliamo di aree spesso già dotate di infrastrutture, con accesso a energia e collegamenti, ideali per data center e poli tecnologici. Ed è anche fortemente evocativo perché trasformiamo spazi abbandonati in motori di sviluppo, creando lavoro qualificato e nuova economia.


Può fare esempi di come queste tecnologie cambieranno settori come sanità e industria? 
Il mondo che potrei descriverle è al limite della immaginazione: per semplificare, queste tecnologie avranno impatti molto concreti. In sanità, l’AI permetterà diagnosi più rapide e precise e lo sviluppo di terapie personalizzate. Ospedali con intelligenza artificiale per diagnostica e sale operatorie robotiche, con interventi a distanza dei migliori specialisti, accessibili a tutti e in tempi rapidi. Nell’industria, ottimizzerà produzione, consumi energetici e manutenzione, riducendo costi e sprechi. 


E in agricoltura e nella pubblica amministrazione ? 
In agricoltura, consentirà di monitorare colture e suoli in tempo reale, migliorando rese e uso di acqua e fertilizzanti. Il quantum, in prospettiva, accelererà simulazioni complesse, ad esempio per nuovi farmaci o materiali. Nella pubblica amministrazione consentirà la gestione di dati complessi come mobilità, trasporti e qualità ambientale. 


La domanda è semplice ma cruciale: che idea di città la politica sta costruendo per i giovani?
La risposta sta nelle scelte che faremo oggi: investire in formazione universitaria, lavoro qualificato, servizi e qualità della vita. Oggi la scuola forma spesso profili iper-specializzati ma non sempre talenti completi. Serve un cambio di prospettiva: la politica deve integrare pubblico e privato per ripensare la formazione e sviluppare persone oltre che professionisti.

Se un ragazzo oggi le chiedesse: “Perché dovrei restare a Latina?”, cosa risponderebbe?
Gli direi: resta perché qui si stanno creando le condizioni per costruire il tuo futuro, non per inseguirlo altrove. Stiamo lavorando su data center, centro di ricerca e trasferimento tecnologico, cioè su lavoro qualificato e nuove imprese. Latina può diventare un luogo dove innovazione e crescita si incontrano e solo restando qui un giovane può  essere parte di questo cambiamento.

Nella città avviata al centenario ed è possibile tenere insieme passato e modernità? 

Credo che, in vista del centenario, la politica debba imporsi la disciplina del proprio ruolo, favorendo un confronto aperto tra le diverse sensibilità culturali. I tempi sono maturi per voltarsi indietro, analizzare con rigore storico il secolo alle spalle, con tutte le sue contraddizioni, senza che nessuna sensibilità culturale ceda a fare della sua lettura una visione ideologica predominante. Solo così possiamo restituire la nostra storia come patrimonio collettivo e condiviso, e guardare al futuro con lo stesso spirito costruttivo con cui è nata la nostra città. È con questo stesso slancio che dobbiamo guardare avanti, non inseguendo il cambiamento ma anticipandolo.

Lei fa parte della maggioranza che governa da tre anni la città: Latina sta andando nella direzione giusta oppure no?

Latina sta facendo passi in avanti, ma sarebbe sbagliato dire che il percorso è compiuto. In questi anni sono stati avviati processi importanti, soprattutto sul piano della programmazione, ma ora serve accelerare sull’attuazione concreta. La direzione è quella giusta se riusciamo a trasformare le idee in risultati tangibili: abbiamo ancora due anni davanti.


Ritiene che oggi la città sia migliore grazie a voi e lo sarà nel 2028 ? 
Oggi ancora no, molte cose devono  essere fatte e alcune forse potevano essere gestite diversamente, ma credo  che per invertire la direzione bisognerà avere la capacità di trasformare il grande lavoro fatto dentro il Palazzo in interventi concreti, visibili e utili per cittadini e imprese.


Un’ultima domanda: perché i cittadini dovrebbero darvi ancora fiducia?
Questa domanda... me la potrebbe rifare fra due anni? 

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