La vicenda legata a Tributi Italia e ai debiti milionari che la Spa oggi in amministrazione straordinaria ha nei confronti dei Comuni per conto dei quali gestiva la riscossione e l'accertamento delle tasse - su tutti Aprilia, Pomezia e Nettuno - si è arricchita di un nuovo capitolo.
Nelle scorse ore, infatti, è stata pubblicata la sentenza della Corte dei Conti con cui si dichiara l'intervenuta prescrizione dell'azione di responsabilità nei confronti di due funzionari ministeriali - rispettivamente (all'epoca dei fatti) direttore e dirigente dell'Ufficio del federalismo fiscale, oltre che presidente e componente della commissione istituita presso il ministero dell'Economia e delle finanze -, convenuti nel giudizio promosso dalla Procura regionale del Lazio.

La motivazione
Nell'ambito del procedimento in questione, per i due funzionari - oggi in pensione - si ipotizzava la responsabilità amministrativa in relazione a possibili danni erariali arrecati dal 2007 agli enti locali del Lazio che si avvalevano dei servizi di Tributi Italia. Secondo la Procura contabile, la loro presunta responsabilità sarebbe stata ricollegata a negligenze e omissioni di "attività doverose" - ossia l'emissione di provvedimenti di decadenza nei confronti della Spa di Chiavari - quando erano membri della commissione di vigilanza sull'Albo dei riscossori. Per questi motivi, la Procura chiedeva la condanna al risarcimento di 28.364.728,87 euro.
Tra le varie contestazioni - tutte rispedite al mittente dai legali difensori dei funzionari - c'era sia quella di aver attivato la commissione troppo tardi (luglio 2008) rispetto alle prime segnalazioni dei Comuni (maggio 2007) circa i mancati versamenti di denaro nelle casse pubbliche da parte della Spa, ma anche quella dell'occultamento di documenti, riscontrata dalla Finanza al momento del sequestro degli atti riguardanti Tributi Italia nella sede dell'amministrazione finanziaria.
Su quest'ultimo punto, i giudici hanno dato ragione ai convenuti: i due, infatti, erano già andati in pensione quando avvenne il trasloco da una sede a un'altra dell'archivio in questione e, dunque, non potevano essere responsabili di una possibile mancata sistemazione a dovere di quei faldoni, poi ritrovati in un magazzino. Decadendo, dunque, la fattispecie del dolo, è stata dichiarata l'intervenuta prescrizione, visto che sono passati oltre cinque anni dal 9 dicembre 2009, ossia da quando Tributi Italia è stata cancellata dall'Albo dei riscossori.

Gli altri aspetti
Oltre all'intervenuta prescrizione, comunque, dalla sentenza della Corte dei Conti emergono altri aspetti non meno rilevanti di quelli appena evidenziati.
Lasciando da parte il discorso sui funzionari statali, non si può non rilevare che i Comuni di Aprilia e Pomezia - ma anche quello di Villa Santa Lucia (Frosinone) - hanno presentato degli interventi adesivi, sostenendo le tesi della Procura. Proprio i due Comuni delle province di Roma e Latina sono quelli rimasti maggiormente danneggiati in termini finanziari: sono diverse decine di milioni, infatti, quelle che gli enti dovrebbero incassare dalla Aser - la società mista pubblico-privato costituita dai Comuni e dalla San Giorgio Spa (poi divenuta Tributi Italia) - in virtù dei versamenti non effettuati fra il 2007 e il 2009, con sentenze della Corte dei Conti già depositate.
Oltre a questi, fra i Comuni che si rivolsero alla Direzione del federalismo fiscale, c'erano anche quelli di Frosinone e Nettuno (che aveva rapporti con la San Giorgio, poi Tributi Italia, attraverso la "Nettuno Servizi srl"): in tutto, per quanto riguarda il Lazio, la Spa avrebbe dovuto versare quei 28.364.728,87 euro richiesti ai funzionari pubblici. In totale, invece, stando alle relazioni chieste a tutti i Comuni del Lazio circa il rapporto fra quanto incassato da Tributi Italia e quanto ancora da versare nelle casse degli enti, è emerso che - tra la Spa iscritta all'Albo e le altre che, invece, non erano segnate sullo stesso - le somme da riversare sui conti pubblici sono pari a 58.640.659 euro.