L'annullamento degli atti attraverso i quali il Comune ha richiesto alla "Calypso Beach srl" i canoni di concessione demaniale dal 2011 al 2015 potrà essere valutato soltanto dal giudice ordinario. È questo quanto stabilito dal Tar del Lazio - Sezione seconda bis di Roma - con una sentenza che ha dichiarato inammissibile il ricorso della società per difetto di giurisdizione.
Il fatto
La "Calypso Beach", concessionaria di un tratto d'arenile lungo l'ampia spiaggia della marina di Ardea, si era vista richiedere - il 24 febbraio dello scorso anno - il pagamento dei canoni demaniali relativi al quinquennio compreso fra il 2011 e il 2015. Una decisione, queste del Comune, subito contestata dalla srl, che in estate ha impugnato tutti gli atti in questione, chiedendo al Tar l'annullamento degli stessi, previa sospensiva.
Nello specifico, la società ha contestato i vizi di violazione di legge ed eccesso di potere, sostenendo - in sintesi - il contrasto fra alcuni precedenti accertamenti, la carenza di corrispondenza fra le superfici poste alla base della determinazione del canone demaniale e quelle effettivamente occupate in forza della concessione. In altre parole, secondo i ricorrenti, i dati erano errati e, di conseguenza, era sbagliato anche l'ammontare delle somme richieste.
L'iter in aula
A settembre scorso, il Tar ha disposto degli incombenti istruttori, al fine di chiedere chiarimenti sulle ragioni poste alla base delle pretese creditizie.
In conseguenza di ciò, il 25 novembre scorso, il Comune si è costituito e ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice adito. Nella medesima data, il Tar ha respinto l'istanza cautelare, rinviando la decisione all'udienza di merito, tenutasi il 15 marzo.
È in questa sede che il collegio giudicante ha accolto l'eccezione posta dal Comune: in particolare, i giudici hanno chiarito che l'ente di via Garibaldi ha semplicemente proceduto "a operazioni di mero ricalcolo del canone demaniale dovuto, rese, tra l'altro, necessarie da interventi di trasformazione delle aree, realizzati nel corso degli anni dalla concessionaria".
Dunque, avendo la società ricorrente contestato errori nel ricalcolo del canone effettuato dal municipio, secondo il Tar il ricorso è da ritenersi inammissibile, "spettando - si legge nelle conclusioni della sentenza - la cognizione della controversia alla giurisdizione del giudice ordinario".