Ricorso respinto. Si è concluso così il procedimento davanti al Tar del Lazio - Sezione seconda Ter di Roma - promosso dall'Ater della Provincia di Roma contro il Comune di Pomezia, per chiedere la condanna dell'ente di piazza Indipendenza al risarcimento dei danni causati - a loro detta - dall'occupazione illegittima degli immobili di edilizia residenziale popolare. In particolare, l'Azienda - che si ritiene proprietaria di quegli stabili requisiti dal sindaco pro tempore con tre ordinanze firmate fra il 1989 e il 1990 - ha chiesto di essere risarcita con una somma pari a 5.817.418,57: tale richiesta è arrivata alla luce dell'annullamento, da parte del Tar, di quelle tre ordinanze, ritenute illegittime nel 2005.
I giudici, dopo aver ripercorso una storia quasi trentennale e che vide il Comune requisire 69 alloggi per concederli a persone rimaste senza casa, hanno dichiarato il ricorso inammissibile.
Innanzitutto, il Tar ha chiarito che, in fase di istruttoria, si è venuti a conoscenza che, al di là del ricorso in esame, secondo il Comune l'Ater non avrebbe attivato - dal 2005 in avanti - alcuna procedura volta a ottenere il rilascio degli immobili; in più, la stessa avrebbe incamerato dagli occupanti i versamenti mensili (almeno fino a una certa data e non da tutti) e non sarebbe mai stata sottoscritta la convenzione relativa alle aree dove sorgono gli appartamenti requisiti dal Comune.
In altre parole, secondo il Comune, non sarebbe dimostrata l'effettiva proprietà degli immobili. Una tesi, questa, che il Tar ha preso in considerazione nel respingere il ricorso: "Il Collegio - si legge nella sentenza depositata ieri - ritiene non provata la proprietà degli immobili da parte di Ater".
In più, alla luce dell'annullamento per vizi d'illegittimità delle ordinanze del 1989 e del 1990, "l'occupazione - secondo i giudici del Tar - non può essere imputata al Comune, poiché l'annullamento degli atti di requisizione ha comportato una cesura definitiva del rapporto fra Ater ed ente, privando il Comune di ogni potere di intervento autoritativo nella gestione degli alloggi". Di conseguenza, coloro che vivono al loro interno "hanno assunto una posizione analoga a quella degli occupanti abusivi, ovvero sine titulo, tenuti personalmente e direttamente alla corresponsione dei canoni locativi o delle indennità sostitutive quale controprestazione per il godimento dei beni".
Di conseguenza, il danno richiesto dall'Ater "non potrebbe che essere imputato a coloro che hanno occupato gli alloggi privi di titolo": di fatto, però, almeno fino al 30 giugno 2015, l'Ater - secondo il Tar - ha sempre riscosso, seppure non da tutti, le somme dovute a titolo di occupazione. Di conseguenza, concludono i giudici, "la pretesa avanzata appare sine causa", ossia infondata.