Dalle prime operazioni compiute attorno al club nerazzurro all'addio del dicembre scorso Pasquale Maietta e Paola Cavicchi non hanno fatto altro che cercare, tra un reato tributario e uno di carattere societario, di mostrare come salda la società Latina Calcio quando invece non era altro che una scatola vuota produttrice di debiti. Il Tribunale del Riesame ha depositato le motivazioni dell'ordinanza con cui ha confermato il sequestro da due milioni di euro disposto dalla Procura nell'ambito dell'inchiesta denominata «Starter», blindando l'accusa e dipingendo il sogno del calcio negli ultimi anni, dall'ingresso in serie B in poi, come un grande bluff. Sessanta pagine di motivazioni fitte fitte quelle scritte dal giudice Laura Morselli, che consentono di comprendere come i nerazzurri non potessero far altro che andare incontro al fallimento e che mostrano con chiarezza tutti gli elementi raccolti dagli inquirenti, contestando con altrettanta precisione le argomentazioni difensive.
Il Tribunale ha evidenziato che il castello accusatorio costruito dai pm Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro e poi avallato dal gip è il frutto di attività «eseguite in modo indipendente da diversi soggetti», dall'Ufficio antifrode dell'Agenzia delle entrate al Nucleo provinciale di polizia tributaria della Guardia di finanza, dall'Unità di informazione finanziaria di Bankitalia alla Covisoc, tutti giunti alle stesse conclusioni. Tanto che il giudice Morselli sottolinea: «Appare particolarmente significativo il fatto che di tutti gli atti d'indagine, accertamenti, ispezioni e raccolta di sos, sebbene svolti autonomamente da parte di diversi soggetti che agivano in modo indipendente l'uno dall'altro e senza conoscere gli esiti delle attività svolte da ciascuno, risulta confermata la rappresentazione dei fatti rappresentata nel provvedimento di sequestro emesso dal gip».

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