Per anni ha lavorato con l'obiettivo di far incassare un tesoro al Comune di Terracina. Un incarico extra con la formula dei progetti finalizzati, di quelli che di tanto in tanto vengono disposti per raggiungere obiettivi considerati strategici dall'amministrazione. Nel caso specifico, si tratta di progetti relativi all'iscrizione a ruolo di violazioni al codice della strada. Sono passati più di dieci anni e le pratiche sono tutt'altro che chiuse. Anzi, il rischio è di non vedere neppure un centesimo di quanto gli è rimasto da riscuotere dall'ente. Il motivo? Il Comune non sa quanto ha incassato. La commissione straordinaria di liquidazione non può ammettere il creditore alla massa passiva dell'ente perché mancano i dati. Morale della favola: il dipendente – nel frattempo andato in pensione – fa causa al Comune e si riserva di esporre tutto alla Corte dei conti. La storia parte da lontano. L'ex dipendente riceve con una sfilza di delibere dal 2003 al 2008 l'incarico di stanare i furbetti che non hanno pagato le multe. 

Dove le somme sono ancora esigibili, lì bisogna intervenire: questo era l'obiettivo del progetto. Di volta in volta l'amministrazione determina una previsione d'incasso. Sono cifre da capogiro. Si va dai 313mila euro del 2003 al milione di euro del 2008: il totale supera i 4 milioni. Una fortuna per un Comune che di lì a qualche anno sarebbe stato dichiarato fallito. I progetti vengono conclusi con successo, con la presentazione di tutti i documenti richiesti. Una parte della retribuzione prevista viene corrisposta, l'altra parte (il 50% per ogni progetto) deve essere pagata a seguito dell'accertata riscossione. Bene, passano gli anni e dei soldi da versare a saldo al dipendente neppure l'ombra. Nel 2011 viene dichiarato il dissesto. Il dipendente nel gennaio del 2012 presenta alla commissione di liquidazione un'istanza per essere ammesso alla massa passiva. L'importo, il 50% dei compensi incentivanti rimasti in sospeso, è di 58mila euro. 

La "mazzata" arriva lo scorso febbraio quando la commissione delibera l'esclusione del creditore. Il perché lo scrivono i commissari. «Il dipartimento ha certificato che non è possibile quantificare le somme introitate di quelle messe a ruolo stante la difficoltà di reperire informazioni sul sistema telematico di Equitalia. Pertanto allo stato attuale non è possibile accertare e liquidare il credito restando comunque impregiudicato il diritto del creditore ove l'amministrazione riesca successivamente a reperire gli elementi per procedere alla liquidazione». In poche parole il Comune non sa quanto è stato effettivamente incassato, non può dimostrarlo e il suo ex dipendente – che ha tutto il diritto di essere liquidato - non può essere pagato. Una situazione assurda. A maggio il soggetto si è rivolto al tribunale civile di Latina, sezione lavoro, a cui ha presentato ricorso impugnando l'ordinanza dell'Osl, assistito dall'avvocato Gianluca Rossi. Ma la vicenda fa riflettere anche su un altro aspetto: possibile non sapere che fine abbiano fatto tutti quei soldi? Più di quattro milioni di cui si sono perse le tracce o almeno di cui non è stato possibile fornire riscontri certi. Da qui la volontà di scrivere alla Corte dei conti.