E' un incendio che accende i riflettori su una realtà spesso ignorata, quello divampato ieri a Campoverde nell'area dell'ex Cef. I capannoni di via del Giglio, ormai da decenni, sono il rifugio per centinaia di braccianti agricoli - nella quasi totalità stranieri - che durante la stagione estiva popolano Campoverde. La zona del borgo, insieme a Carano e Giannottola, è famosa per la vocazione agricola: dai kiwi all'uva, passando per cocomeri e altri frutti. E nei mesi estivi, quando si fa più intensa la raccolta, aumenta la presenza degli agricoltori: alcuni regolari, altri no: in gran parte però nell'impossibilità di pagarsi una camera per dormire, di affittarsi anche una stanza. Per questo quelle strutture dismesse diventano il rifugio perfetto, c'è chi resta solo qualche giorno, chi invece per tutta la stagione. Tuttavia il flusso quotidiano è enorme, secondo una stima circa 50 persone (in gran parte tunisini) alloggiavano nel sito bruciato, mentre altri 15 braccianti avevano trovato dimora nell'ex Cef. 

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