Potrebbero essere vicine ad una svolta importante le indagini sull'incendio di natura dolosa appiccato all'interno dell'abitazione dell'ispettore capo della Questura di Latina Alba Faraoni.
Nei giorni scorsi presso i laboratori della Polizia Scientifica a Roma, sono stati eseguiti una serie di accertamenti tecnici non ripetibili dai quali sono emersi riscontri significativi. Sarebbero state infatti isolate non soltanto delle impronte digitali ma anche residui di sudore che renderebbero possibile una comparazione attraverso il dna. I risultati definitivi saranno disponibili tra poco più di un mese. Molto fiducioso l'avvocato Piero Lorusso del foro di Roma che rappresenta l'ispettore Faraoni e che personalmente si è recato presso i laboratori della Scientifica per seguire gli esami. Subito dopo il rogo erano stati repertati elementi importanti, possibili inneschi ancora non raggiunti dal fuoco e quindi direttamente posizionati da chi si era introdotto all'interno della villetta a Punta di Sabaudia.
Un messaggio con il fuoco di inaudita violenza. L'incendio era divampato intorno alle 13 dello scorso 10 gennaio in pieno giorno quindi. Solo per una casualità le due figlie dell'ispettore Faraoni non erano in casa. Le fiamme, partite dal piano superiore hanno avvolto proprio le stanze delle due ragazze per poi propagarsi al resto della villetta. Chi ha avuto il coraggio di introdursi all'interno dell'abitazione di un ispettore di polizia e soprattutto perché? Anche sotto questo aspetto, gli inquirenti starebbero seguendo una pista precisa. Comunque all'interno dell'abitazione era stato messo in atto una sorta di "schema". La porta sul retro forzata, l'impianto di sicurezza trovato in pochi minuti e distrutto, lo strano furto di un televisore, forse per simulare appunto il classico colpo in villa e sviare le indagini. Tentativo fallito. Diversi oggetti erano stati poi imbevuti di liquido infiammabile.  Ora i nuovi accertamenti ed a breve arriveranno anche i primi riscontri.