Hanno ammesso l'evasione fiscale e contributiva ma negato di essere i caporali dei braccianti agricoli indiani che lavorano in azienda. E' stata questa la versione dei fatti fornita da C.F. e C.D.C., responsabili della cooperativa di Sabaudia, in cui tre giorni fa la polizia ha effettuato controlli nell'ambito di un'inchiesta contro il caporalato in agricoltura in provincia di Latina. I due sono stati interrogati dal giudice delle indagini preliminari, Laura Campoli, alla presenza dei difensori, gli avvocati Giacomo Mignano e Angelo Fiore, che hanno chiesto per il primo la possibilità di tornare a lavorare e per il secondo la remissione in libertà. Entrambi si trovano ai domiciliari con l'accusa di sfruttamento del lavoro. Sul piano statistico la provincia di Latina è considerata una delle aree più esposte al fenomeno del caporalato specialmente in agricoltura, dove sono impiegati circa 24mila braccianti.