Una facciata completamente restituita all'epoca della realizzazione, un lungo corridoio interno che si snoda tra ambulatori, uffici, reception e sala congressi; gli alloggiamenti per i macchinari Tac e Rm completamente schermati con lastre di piombo da 5 millimetri di spessore; circa 800 metri quadrati di superficie coperta destinati ad ospitare la struttura sanitaria più all'avanguardia che la città abbia mai avuto. La fine dei lavori è prevista entro la fine dell'estate. A settembre il cantiere del Centro di Alta Diagnostica sarà chiuso e la struttura potrà finalmente ricevere i macchinari della Siemens che ne faranno un polo nazionale di avanguardia per la prevenzione, la cura e la ricerca sulle malattie degenerative e sulle neoplasie in genere. Ma ecco la sorpresa: la Regione Lazio con una determina dirigenziale del maggio scorso ha negato l'autorizzazione all'installazione del tomografo ibrido Pet-Rm.
Fortemente voluta dall'avvocato Alfredo Loffredo, che col sostegno del Presidente della Fondazione Roma Emmanuele Emanuele si è battuto per sei lunghi anni affinché il Centro di Alta Diagnostica venisse realizzato a Latina malgrado le resistenze politiche e burocratiche incontrate, la struttura di viale XVIII Dicembre doveva diventare il primo centro in Italia nel quale praticare il cosiddetto «privato sociale» per la diagnostica per immagini. Cosa vuol dire? Che tutte le persone e le famiglie con un reddito pari o inferiore ai 12mila euro l'anno avrebbero la possibilità di ottenere gratuitamente prestazioni di altissimo contenuto diagnostico. Un primato che avrebbe regalato lustro all'intera provincia di Latina, che attraverso la struttura completamente finanziata dalla Fondazione Roma sarebbe diventato un punto di riferimento per tutta la sanità nazionale, dal momento che alcune apparecchiature di ultimissima generazione, già in fase di realizzazione in Germania, non hanno eguali nel nostro Paese.
Un ruolo importante e decisivo, soprattutto nella fase di avvio dell'iter per la realizzazione del progetto, lo hanno giocato l'Amministrazione provinciale, che sotto la guida di Armando Cusani aveva stanziato 800.000 euro per finanziare le opere cantierabili, il Comune di Latina, che inizialmente aveva spostato la sede del 118 per fare posto al centro di Alta Diagnostica, e l'Università La Sapienza di Roma, che si era resa immediatamente disponibile per favorire la ricerca all'interno del nuovo presidio.
In modo del tutto inatteso, in corso d'opera i promotori dell'iniziativa hanno dovuto registrare l'incredibile opposizione della Regione Lazio, che ha sempre frapposto ostacoli all'iter di completamento dell'opera, malgrado si tratti di una struttura completamente finanziata dalla Fondazione Roma e malgrado rivolga grande attenzione ai principi della solidarietà sociale, dal momento che il sistema sanitario statale non dovrà sostenere alcun onere. Ora che il più è fatto e che la consegna del cantiere è imminente, dalla Regione arriva l'ultimo assalto contro l'Alta Diagnostica a Latina. Contro la determina anti-Pet si apre la strada del ricorso al Tar.