Archiviata la questione Parco pubblico e recepito il messaggio della legalità, ora è il caso di occuparsi delle regole del vivere civile. Regole che in questa città sono mancate e che hanno fatto pendere la bilancia del bacino elettorale verso Lbc. E non è un caso se a riportarle in primo piano è la stagione estiva, con l'insofferenza di molti cittadini nei confronti degli stabilimenti balneari abituati a fare quello che vogliono, in quel lembo di città, altrimenti detta terra di nessuno.  Molti, quando parlano di degrado, pensano solo all'erba secca. Indichi la luna e guardi il dito. Non è solo quello. Il degrado di un luogo lo produce anche la mancanza di regole civili. Comodo sparare a zero, pretendere attrezzature, servizi e poi non ci si adegua al rispetto degli altri. Non è civiltà, questa.  Gli stabilimenti balneari, compresi quelli istituzionali, fanno a gara tra loro a chi produce musica a più alto volume, discoteca (con disc jockey), animazione e annunci che superano il muro del suono. E' sopportabile tutto ciò? No, in una città civile non lo è. Ma da noi, dove le regole sono andate a farsi friggere, tutto è possibile.  Quando gli stabilimenti sono nati e la gente era abituata a trascorrere le vacanze in tranquillità, sentendo tutta quella musica alta e a tutte le ore, ha cominciato a dare segnali di fastidio e a chiamare le forze dell'ordine e l'allora vicecomandante dei vigili urbani Bernardis, tutte le sere era lì, a difenderli dai soprusi. Ma poi tutto è diventato lecito, perchè la parola d'ordine è... «io faccio business e tu devi subire. Io devo lavorare e tu invece stai qui a far niente e quindi mi è permesso tutto». Lasciami lavorare, è il mantra più ascoltato. E in virtù di questo vangelo, ci si comporta violando ogni legge europea, nazionale, regionale e anche comunale. Ma le regole si sa, se non le fai rispettare è come se non esistessero. Nonostante sia lo Stato a concedere la spiaggia a un prezzo davvero irrisorio, pochissime migliaia di euro (tremila?) da pagare ogni anno agli uffici del Demanio, lo stesso Stato poi non fa rispettare ai propri inquilini le regole del vivere civile. Non interviene se lo stabilimento chiude i varchi per accedere al mare, se fa ristorazione e se fa discoteca quando non dovrebbe e non potrebbe farlo. Fortunatamente non si comportano tutti così. C'è sempre qualche eccezione. Ma se allenti l'elastico, molti si adeguano.  Chi controlla che non vengano valicati i limiti di sopportazione dei rumori prodotti? E quali sono i limiti consentiti? Lo chiediamo all'Arpa, l'Agenzia che si occupa della protezione ambientale. «I decibel consentiti sono 70 di giorno e 60 di notte», spiegano i loro tecnici. Ma quanti saranno 70 decibel? Non avendo un termine di paragone, vale l'esempio del trapano. Se un tuo vicino alle 7 di mattina usa il trapano, sta producendo 120 decibel.
E se questi limiti non vengono rispettati? «Se si supera questa soglia si eroga una sanzione amministrativa e partono le segnalazioni. Se sei recidivo dopo la segnalazione, arriva la diffida al rientro nei limiti da parte dell'assessorato competente, fino ad arrivare poi alla chiusura temporanea dell'attività per quindici o venti giorni».
E spiega ancora: «Chi fa attività musicale, deve chiedere il permesso al Comune, descrivendo l'impianto con cui lo fa, la produzione di decibel e la valutazione di impatto acustico. Ogni comune dovrebbe dotarsi di una classificazione acustica, detta ZAC, che vuol dire Zonizzazione Acustica Comunale. 

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