Era ubriaco, la sua presenza in mezzo alla strada non poteva essere percepita se non all'ultimo momento, infatti alla fine è stato travolto e ucciso. La responsabilità quindi, per l'autorità giudiziaria, è tutta in capo alla stessa vittima, non alla donna indagata per omicidio colposo per cui il Pm aveva chiesto l'archiviazione del caso.  La vicenda è quella relativa all'uccisione di Vasile Ioan Marin, un operaio di 67 anni di origini romene che nel tardo pomeriggio del 25 novembre del 2013 stava probabilmente tornando a casa lungo via Pontina Vecchia. Era ubriaco, tanto da camminare barcollando in mezzo alla carreggiata. E prima dell'investimento da parte della Hyundai condotta dalla 50enne, l'uomo aveva rischiato di essere travolto da almeno un'altra auto che era passata poco prima. Certo, ipotizzavano i familiari della vittima nel ricorso, la donna vedendo la manovra improvvisa dell'auto che la precedeva, avrebbe forse potuto fare qualcosa, magari rallentare. Dubbi, che i parenti del Marin chiedevano al giudice di accertare, magari, con una ulteriore perizia che però gli è stata negata così come la richiesta di acquisire i tabulati del telefono dell'indagata per verificare l'ipotesi che la donna stesse, magari usando il cellulare. Contro l'archiviazione (30 gennaio 2015) disposta dal Gip è stato quindi presentato un primo ricorso in Cassazione che ha accolto la richiesta annullando l'archiviazione e rinviando gli atti al Tribunale. Nel luglio del 2016 lo stesso Gip di Latina arrivò ad archiviare una seconda volta ritenendo "esaustiva" la consulenza tecnica disposta dal Pubblico ministero da cui sarebbe stato possibile evincere "l'imprevedibilità e imprevenibilità circa la presenza del pedone al centro della carreggiata nonché il tentativo della prevenuta di evitare l'impatto". Anche contro questa seconda archiviazione tramite l'avvocato Cesare Galinelli è stato presentato ricorso in Cassazione poi rigettato. 

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