Primo agosto 1980. Le lancette nella sala d'attesa della seconda classe della stazione di Bologna segnano le 10 e 25. Poi l'esplosione e il panico: 85 vittime e 200 feriti. Tra questi ultimi c'è un uomo oggi residente a Sabaudia.
La "strage di Bologna" è stata un'azione eversiva contro lo Stato. Un attentato terroristico sul quale ancora oggi si indaga. Il 6 ottobre il giudice per l'udienza preliminare dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio a carico di Gilberto Giorgio Guido Cavallini. Una nuova inchiesta - coordinata dal procuratore aggiunto Massimiliano Serpi e dai sostituti Antonio Gustapane, Enrico Cleri e Antonella Scandellari - che arriva dopo le condanne passate in giudicato di Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. L'ambiente è sempre quello della banda armata neofascista spontanea dei Nuclei Armati Rivoluzionari (Nar).
Secondo l'accusa, Cavallini avrebbe avuto un ruolo ben preciso in quest'azione terroristica e di eversione dell'ordine democratico realizzata allo scopo «di attentare alla sicurezza dello Stato». E questo, si legge nel capo di imputazione, «concertando, organizzando ed eseguendo (o comunque facendo eseguire) il porto, la collocazione e la deflagrazione» dell'ordigno. In particolare, l'indagato avrebbe «quanto meno» fornito alloggio a Ciavardini, Mambro e Fioravanti. Avrebbe messo a disposizione anche l'attrezzatura in suo possesso per permettere l'apposizione della foto sulla falsa patente consegnata a Fioravanti e avrebbe fornito l'auto per spostarsi da Villorba di Treviso a Bologna e per far poi ritorno dopo l'attentato.
Ieri le commemorazioni a 37 anni dalla strage, con i parenti delle vittime che hanno protestato per le promesse del Governo sull'applicazione della legge sui risarcimenti che poi non hanno avuto seguito.
La magistratura continua però a indagare. Il 6 ottobre il giudice Alberto Ziroldi deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio per Cavallini, accusato di concorso in strage, omicidio aggravato dalla premeditazione; reati per finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico. Parti offese sono la presidenza del Consiglio, il ministero dell'Interno, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ferrovie dello Stato, l'associazione dei familiari delle vittime della strage, i loro congiunti e le persone legate da rapporti affettivi, nonché i duecento «ricoverati - medicati - assistiti» tra cui un uomo di 67 anni oggi residente a Sabaudia.