Una donna di 45 anni è stata risarcita ieri dal Tribunale di Roma per una trasmissione di sangue infetto e i giudici hanno riconosciuto un risarcimento di 140mila euro al termine di una vera e propria odissea iniziata dieci anni fa nel 2007 quando la donna ha scoperto di aver contratto con una trasfusione l'epatite C. I magistrati della sezione civile del Tribunale di Roma hanno anche condannato il Ministero dalla Salute. La donna, assistita dall'avvocato Renato Mattarelli, era nata in un ospedale del Nord Italia ma vive e risiede a Latina, dopo aver scoperto la malattia, è caduta in una grave depressione. "Se infatti non è facile accettare la condizione di ‘infettato' quando si hanno 60/70 anni (questa è l'eta media in cui si manifestano le epatiti o l'hiv post-trasfusionale), è praticamente impossibile accettarla a 35 anni, quando si è nel pieno della vita – commenta l'avvocato -. La sentenza del giudice Carmen Bifano, infatti, valorizza principalmente il danno psichico alla vita di relazione (patito dalla giovane) piuttosto che il danno fisico epatico".