Delle leggi e della loro mancata applicazione quasi sempre si sente la mancanza quando è già troppo tardi. Ogni estate, per esempio, torna protagonista della cronaca locale un provvedimento che sarebbe in grado di tutelare in parte il territorio cittadino, ovvero il catasto degli incendi boschivi. Si tratta dello strumento necessario per far funzionare la legge quadro (353/2000) che definisce divieti, prescrizioni e sanzioni nell'ambito di un incendio boschivo.
La definizione
Prima di tutto va definito, così come vuole la norma, cos'è esattamente un incendio boschivo. La legge lo definisce "un fuoco con suscettività ad espandersi su aree boscate, cespugliate o arborate, comprese le eventuali strutture ed infrastrutture antropizzate poste all'interno delle predette aree, oppure terreni coltivati o incolti e pascoli limitrofi a dette aree". Insomma, c'è una diretta correlazione tra le cause dell'incendio e i danni che vengono provocati non solo per la logica ma anche per la legge.
I vincoli
Lo scopo della legge è quello di impedire o di rendere sconveniente la pratica di causare incendi volontariamente per trarne un indebito vantaggio economico. I vincoli hanno durate che vanno dai cinque a quindici anni e sono molto diversi. Per esempio, zone boschive, pascoli e soprassuoli che siano stati interessati da un incendio non possono cambiare destinazione d'uso edilizio rispetto a quello preesistente per almeno quindici anni. Niente speculatori, quindi, che tramano per conquistare appezzamenti di terreno. A meno che non si tratti di edificazioni di primaria importanza per la sicurezza dei cittadini, poi, nessuna struttura (anche se in attesa della licenza edilizia) può essere realizzata al fine dell'insediamento civile sopra un terreno percorso dalle fiamme. L'elenco delle aree sottoposte a vincoli devono essere pubblicati per trenta giorni affinché possano essere contestati da chi ritiene di aver subito un ingiusto svantaggio dal vincolo stesso. I vincoli non scattano su progetti che abbiano già ottenuto la licenza edile.
Le competenze
Per far funzionare la legge occorre un censimento delle aree boscate colpite dalle fiamme che viene aggiornato ogni anno. Ad occuparsi della trasmissione dei dati sono i Vigili del Fuoco attraverso la polizia forestale e l'Arma dei Carabinieri. E i dati vanno trasmessi al settore urbanistica del Comune che ne faccia richiesta (almeno così ci spiegano dalla segreteria del Comune di Latina). Per cui, sono gli uffici comunali che devono chiedere di attivare il catasto degli incendi per poter far valere le salvaguardie e i vincoli sui terreni attraversati dalle fiamme. In caso di mancato adempimento da parte dei comuni, però, dal 2005, è la Regione Lazio che dovrebbe subentrare all'aggiornamento della mappatura sugli incendi. Di fatto però, non lo fa.
Il ruolo dei Comuni
Al Comune di Formia esiste un piano triennale per la prevenzione e il controllo del territorio che copriva il territorio comunale dal 2012 al 2015. Il provvedimento è stato aggiornato nell'agosto del 2016. A Sezze, dove lo scorso anno c'erano stati quasi cinquanta incendi nelle aree di pascolo, l'aggiornamento è arrivato anche se già c'era stato un lavoro degli uffici che copriva parte della problematica fino al gennaio 2016. A Sabaudia ci ha pensato il Commissario mentre in altri comuni della provincia si è provveduto più o meno tempestivamente alla redazione dei dati finalizzati al catasto. A Latina, dove il fenomeno ha toccato picchi da record e dove la politica di maggioranza parla apertamente di una "mafia degli incendi", per tutta risposta, dagli uffici del Comune non sarebbe uscita nessuna richiesta di dati finalizzata alla redazione di un catasto degli incendi.