Sembra davvero infinita la storia legata - anche indirettamente - a Tributi Italia e ai debiti milionari che la Spa oggi in amministrazione straordinaria ha nei confronti dei Comuni per conto dei quali gestiva la riscossione e l'accertamento delle tasse - su tutti Aprilia, Pomezia e Nettuno.
Infatti, la Procura generale della Corte dei Conti ha deciso di proporre appello contro la sentenza di primo grado della Sezione giurisdizionale del Lazio, che ad aprile aveva dichiarato l'intervenuta prescrizione dell'azione di responsabilità nei confronti di due funzionari ministeriali - rispettivamente (all'epoca dei fatti) direttore e dirigente dell'Ufficio del federalismo fiscale, oltre che presidente e componente della commissione istituita presso il ministero dell'Economia e delle finanze -, convenuti nel giudizio promosso dalla Procura regionale del Lazio.

Ricostruzione e sentenza
Nello specifico, per i due funzionari - oggi in pensione - veniva ipotizzata la responsabilità amministrativa in relazione a possibili danni erariali arrecati dal 2007 agli enti locali del Lazio che si avvalevano dei servizi di Tributi Italia. Secondo la Procura contabile, la loro presunta responsabilità sarebbe stata ricollegata a presunte negligenze e omissioni di "attività doverose" - ossia l'emissione di provvedimenti di decadenza nei confronti della Spa di Chiavari - quando erano membri della commissione di vigilanza sull'Albo dei riscossori. Proprio in virtù di questo, la Procura chiedeva ai giudici di prime cure la condanna al risarcimento di 28.364.728,87 euro.
Chiaramente, le diverse contestazioni erano tutte state rispedite al mittente dai legali dei funzionari pubblici. Tra queste ce n'era una legata alla presunta attivazione in ritardo (luglio 2008) rispetto alle prime segnalazioni dei Comuni (maggio 2007) in merito ai mancati versamenti di denaro nelle casse pubbliche da parte della Spa e un'altra concernente il possibile occultamento di documenti, riscontrato dalla Finanza al momento del sequestro degli atti riguardanti Tributi Italia nella sede dell'amministrazione finanziaria.
Proprio su quest'ultimo punto, i giudici di primo grado hanno dato ragione ai convenuti: i due, infatti, erano già andati in pensione quando avvenne il trasloco da una sede a un'altra dell'archivio in questione e, dunque, non potevano essere responsabili di una possibile mancata sistemazione a dovere di quei faldoni, poi ritrovati in un magazzino. A quel punto, è decaduta la fattispecie del dolo ed è stata dichiarata l'intervenuta prescrizione, visto che erano passati oltre cinque anni dal 9 dicembre 2009, ossia da quando Tributi Italia venne cancellata dall'Albo dei riscossori.

I Comuni ci riprovano
In virtù dell'appello proposto dalla Procura generale della Corte dei Conti, ieri la Giunta comunale di Pomezia - presieduta dal sindaco Fabio Fucci - ha deciso di costituirsi ancora una volta in giudizio ad adiuvandum delle ragioni dei magistrati contabili. Ovviamente, l'ente spera nella riforma o nell'annullamento della sentenza dell'aprile scorso e del rinvio al giudice di prime cure del caso per la condanna dei convenuti appellati al pagamento, in favore degli enti indicati nell'atto di citazione, della somma complessiva di 28.364.728,87 euro. Anche il sindaco di Aprilia, Antonio Terra, ha preannunciato che il Comune si costituirà con un intervento adesivo a sostegno delle ragioni della Procura, così come accaduto nel giudizio di primo grado.