Via Ombrone è un nome fin troppo evocativo per ospitare una storia normale e infatti è uno dei casi più intricati generati dall'annullamento dei piani particolareggiati. Che domani approda davanti al Tar per il ricorso proposto dalla società Corisma avverso l'ordinanza di demolizione di opere edilizie abusivamente eseguite; l'atto è stato emesso dal Settore antiabusivismo il 6 febbraio 2017 a carico Marco Cervelloni in qualità di rappresentante legale della Corisma e contiene un errore materiale perché alla data in cui è stato firmato l'amministratore era Franco Cervelloni. E infatti per questo motivo lo scorso 30 agosto il Comune di Latina ha revocato in autotutela l'ordinanza di demolizione di febbraio e contestualmente ne ha emessa un'altra a carico dell'amministratore «corretto». Scelta dovuta probabilmente alla volontà di evitare una censura del Tar ma che, al fondo, lascia immutata la materia originaria del contendere perché la Corisma è una di quelle società che avevano ottenuto il titolo per costruire una palazzina (in via Ombrone appunto) in base ai piani particolareggiati poi annullati su istruttoria dell'ente perché, di fatto, risultavano essere varianti di Prg. In conseguenza dell'annullamento una parte dell'area asservita all'autorizzazione edilizia è tornata ad essere ciò che prevedeva il piano regolatore, di qui l'intervento dell'ufficio antiabusivismo con l'intimazione a demolire le parti abusive. La palazzina di Corisma è stata sequestrata dopo l'annullamento dei piani. Come è emerso dalla prima analisi degli atti l'autorizzazione a costruire risultava corredata da un parere favorevole di conformità edilizia rilasciato dallo stesso settore Urbanistica poiché risultava che i lavori fossero iniziati in data antecedente l'annullamento dei piani particolareggiati.