Si sentiva un ostaggio. E lo era. Non riusciva a liberarsi da quel groviglio di ricatti e paura lungo da Frosinone a Nettuno, 120 chilometri all'andata e altrettanti a ritorno. Quattro ore della sua vita in macchina, sempre con loro. Gloria Pompili aveva confidato a una donna, nei cui confronti nutriva una certa fiducia, di sentirsi plagiata. Era bastato poco per aprirsi. E nel corso di un colloquio in particolare erano emersi dei nodi che non era mai riuscita a sciogliere: quello di un matrimonio così, mica perché è amore, quello di una vita che non era più vita e infine il resto, la rassegnazione che diventa routine, come il viaggio. In quel tunnel lungo cento chilometri Gloria è morta perché è stata picchiata, in maniera feroce e con un bastone, riportando ferite alle costole e che le hanno poi perforato un polmone. «Mi hanno plagiato», aveva confidato qualche tempo prima di essere uccisa durante uno sfogo per rievocare soprusi, oltre che fisici, anche di natura psicologica, che le avevano lacerato l'anima. Erano ferite che continuavano a sanguinare.

Intanto è  programmato questa mattina, a partire dalle ore 10.30, in carcere, l'interrogatorio di garanzia per Loide Del Prete e Saad Mohamed Mohamed Elesh Salem, rispettivamente zia (cugina della madre, ndr) e cognato (oltre che compagno della Del Prete) di Gloria Pompili, la 23enne di Frosinone morta lo scorso 23 agosto per le ferite ricevute dopo un pestaggio risultato letale.

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