Sedici anni di carcere. Una pena, quella per tentato omicidio comminata dal collegio penale del Tribunale di Latina ad Alfredo Di Giacomo, che tiene conto della brutalità e della gravità del gesto che solo per il pronto intervento sia delle vittime che degli agenti di Polizia non si è tramutato in tragedia vera. Era il 22 ottobre del 2011. Era un sabato sera. L'allora 49enne aveva avvertito il fratello Michele che sarebbe andato a trovarlo, qualche ora prima dei fatti. In casa, intorno alle 22, c'erano Michele, la compagna, il figlio di appena 7 anni e la zia di 86 anni, Giovanna La Spesa. Quando Alfredo è arrivato - dichiareranno i testimoni e lo riporterà la nota della Questura - era in evidente stato alterato. L'oggi 55enne, peraltro, solo tre mesi prima era in carcere per un'accusa legata a sostanze stupefacenti.
Stando a quanto emerso durante il processo, la lite è praticamente degenerata subito. Il fatto che l'imputato si fosse presentato già armato di una pistola Beretta con la matricola abrasa, poteva indicare la ferma volontà di far valere le proprie posizioni con la violenza, forse anche la volontà di uccidere con premeditazione. La colluttazione con il fratello è iniziata subito. E senza il pronto riflesso di Michele che gli ha afferrato il braccio, i colpi esplosi, invece di raggiungere prima il frigorifero e poi la finestra, avrebbero forse portato a compimento l'intento omicida.