Tante coincidenze non fanno una prova, ma sono abbastanza per costruire una storia. E quella che mette insieme le figure di Anis Amri, l'attentatore di Berlino, e Ahmed Hanachi, che ha sgozzato due ragazze a Marsiglia, è una storia che apre una pista importante che attraversa la provincia di Latina lasciandosi alle spalle una serie di interrogativi aperti su cui le forze di polizia non hanno mai smesso di lavorare.
Amri aveva vissuto ad Aprilia fino a poco tempo prima di compiere la strage di Berlino; e anche Ahmed aveva vissuto a lungo ad Aprilia, ed anche nel capoluogo, dove era stato arrestato per ben tre volte perché sorpreso a rubare. All'epoca l'attentatore di Marsiglia non era un integralista, ma semplicemente uno sbandato che cercava di arrangiarsi per vivere, non esitando a spostarsi al di là del confine della legalità. Quando c'è stato il momento di svolta nella testa di Ahmed? Non ci sono certezze sull'epoca della «conversione» del tunisino, ma qualche idea sul luogo dove è maturata la vena integralista che covava nel cuore di Ahmed in questura se la sono fatta. E a formare questa convinzione tra gli esperti di antiterrorismo sono state alcune circostanze precise, fatti. A cominciare dall'espulsione di quattro immigrati cosiddetti radicalizzati che frequentavano la moschea di Latina e che sono risultati essere in contatto con Anis Amri fino al giorno dell'attentato di Berlino. Quattro integralisti sono tanti in una comunità islamica come quella di Latina, attenta alle relazioni con le istituzioni e pronta a qualsiasi forma di collaborazione capace di favorire l'integrazione con la comunità locale. Eppure c'erano, e l'ultimo espulso, il tunisino di 37 anni Al Haabi Hisham, stava setacciando internet alla ricerca di informazioni sul conto dei due poliziotti che hanno ucciso Anis Amri a Milano. All'indomani di quella espulsione, siamo nel marzo 2017, il dirigente della Digos, il vicequestore Dian, spiegava ai cronisti che c'era una spaccatura all'interno della comunità islamica di Latina, e che i frequentatori della moschea erano divisi tra moderati (soprattutto marocchini) e integralisti (per lo più tunisini ed egiziani).

Il servizio completo in edicola con Latina Oggi (8 ottobre 2017)