La polizia dà la caccia ai complici di Domenico Bardi, o meglio alla banda di cui faceva parte, non solo ai due fuggiti alla vista dell'avvocato Francesco Palumbo. Perché l'ipotesi caldeggiata dagli investigatori della Questura è quella di un sodalizio di specialisti dei furti proveniente dall'hinterland napoletano, trasfertisti dello scasso che hanno una base operativa tra Latina e dintorni e si muovono seguendo le indicazioni di un basista. Sì, un procacciatore di affari, magari bene inserito nella società latinense, capace di contare su una fitta rete di informatori. Gente distinta, capace magari di compiere i sopralluoghi per conto dei ladri in cerca di particolari utili alla preparazione del colpo. Come potrebbe essere successo in questo caso, visto che il bottino rimasto tra le quattro mura dell'appartamento messo a soqquadro, era a dir poco ingente. La pista investigativa prospettata dall'omicidio di via Palermo circolava da tempo negli ambienti delle forze dell'ordine. Era prima di tutto la logica a suggerire, ai detective, l'idea che non fosse casuale la precisione chirurgica con cui i "topi" d'appartamento non solo colpivano, ma riuscivano a centrare i bersagli più ricchi.

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