Giovedì 19 ottobre. È questa la data stabilita dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio per analizzare i motivi, ed eventualmente giudicarli ammissibili, che hanno spinto Luciana Lombardi e Giovanna Marchetti a presentare ricorso circa le schede scrutinate lo scorso 11 giugno che, conti alla mano, hanno tenuto fuori dal Consiglio comunale, come prime dei non eletti, le due esponenti rispettivamente della Lista Di Raimo e di Sezze Protagonista con Di Raimo, inserendo nella massima assise cittadina Ernesto Carlo Di Pastina e Francesca Barbati, che hanno ottenuto qualche voto in più. Entrambe le prime dei non eletti in Consiglio hanno ritenuto opportuno presentare due distinti ricorsi, con la speranza che qualche scheda contestata inizialmente sia invece da ritenere valida e permetta loro di sedere nell'aula intitolata ad Alessandro Di Trapano, tra le fila della maggioranza che sostiene Sergio Di Raimo. Il Tar sarà chiamato a valutare la bontà delle motivazioni delle ricorrenti. Nel caso di Giovanna Marchetti si farà leva sulla preferenza di genere, con la candidata e i suoi avvocati che ritengono valide alcune schede che riportavano la dicitura Ferrazzoli-Marchetti, senza nome della seconda candidata, a detta della quale, in considerazione che nella stessa lista c'era un altro Marchetti (uomo), quelle preferenze sarebbero dovute essere assegnate a lei e che invece non lo sarebbero state. La preferenza di genere, insomma, alla base di un ricorso che il Tribunale amministrativo dovrà analizzare e che potrebbe portare a un cambio all'interno dell'assise cittadina. Diverso, anche se non sono stati resi noti i dettagli, il caso di Luciana Lombardi che, stando a quanto si è riuscito ad apprendere, farebbe leva sulla volontà dell'elettorato e su diverse schede in cui il suo nome apparirebbe inserito all'interno di un'altra lista, ma sempre nella stessa coalizione che ha sancito la vittoria al primo turno di Sergio Di Raimo. Di Pastina e Barbati, naturalmente, hanno presentato le proprie memorie difensive.