Gli investigatori della Polizia sono tornati ieri mattina al civico 60 di via Palermo per ricostruire i fatti nei particolari. Gli specialisti della Scientifica hanno eseguito una sorta di simulazione per collocare i fatti e gli elementi raccolti nello spazio in cui si sono svolti. Intanto emergono nuovi retroscena sui primi sopralluoghi: non sono solo otto i colpi di pistola esplosi dall'avvocato Francesco Palumbo, ma dodici, dei quali due hanno centrato il ladro e altri quattro sono andati tutti sulla verticale percorsa dalla vittima per scendere dal balcone lungo la scala a pioli.
Quando le Volanti della Questura, domenica pomeriggio, piomba nel cortile alle spalle della palazzina finita nel mirino di Domenico Bardi e i suoi complici, il professionista di 47 anni ha ancora tra le mani la Beretta calibro 9 "fumante": nel caricatore da tredici colpi i poliziotti trovano solo una cartuccia rimasta inesplosa. Tra la sera di quel giorno e la mattina seguente gli specialisti della Polizia Scientifica, sempre con l'aiuto delle Volanti, riescono a trovare dodici bossoli (per i meno avvezzi parliamo della parte posteriore delle cartucce che contiene la polvere da sparo e viene espulsa dalla pistola dopo l'esplosione del proiettile, ndr) tutti concentrati nella stessa zona del giardino condominiale, pochi metri oltre la siepe che delimita il cortile privato dell'appartamento al piano terra dove i ladri si erano introdotti per raggiungere la finestra dell'appartamento dei genitori di Francesco Palumbo.
Sarebbero invece undici le ogive (il proiettile esploso dalla pistola, ndr) recuperate durante i sopralluoghi, una in meno rispetto ai bossoli perché la dodicesima non ha attraversato il corpo di Domenico Bardi, è rimasta nel cadavere e sarà estratta solo nel corso dell'autopsia, prevista oggi presso la sala settoria dell'ospedale Santa Maria Goretti.
Osservando la parete posteriore della palazzina di via Palermo, impressiona la sequenza tracciata dai colpi. Se ne contano sei o addirittura sette lungo la verticale di discesa del ladro. Oltre ai due che lo hanno colpito all'altezza della spalla sinistra - dei quali uno uscito frontalmente all'altezza dell'ascella - uno ha centrato la finestra, tra il vetro e l'infisso, proprio sotto al balcone dal quale la vittima si stava calando. Un altro proiettile ha bucato la scala a pioli. Altri due hanno bucato l'intonaco della parete accanto al balcone. Un'altra ogiva ancora si è infilata persino nel motore del condizionatore installato poco più in basso sulla stessa parete, al di sotto della sommità della siepe.
La sequenza tracciata da quei sei o sette colpi non sembra proprio casuale. Sembra seguire il percorso del ladro che scende dal balcone utilizzando la scala a pioli. Saranno l'autopsia e le perizie balistiche a stabilire con quale inclinazione i colpi hanno centrato la spalla di Domenico Bardi e da quale distanza, quindi a che altezza della scala si trovava quando è stato attinto e magari se si era voltato dando le spalle al cortile, ma quella sequenza sembra suggerire a investigatori e inquirenti che non tutti i colpi sono stati esplosi alla cieca, tantomeno al solo scopo di intimorire i due complici della vittima che incombevano sul professionista. Metà hanno raggiunto una parte ben delimitata della facciata del palazzo