18.10.2017 - 10:00
La droga acquistata deve essere pagata. E anche per tempo. Le regole dei pusher sono rigide e non ammettono sgarri. Non importa come, ma gli acquirenti devono saldare i debiti. Che rubino, diano in pegno anelli o auto, vadano a chiedere finanziamenti, pure con documentazione falsa. Purché portino i soldi. Sono alcuni dettagli che emergono dall'inchiesta sfociata nell'operazione "Giove", che ha portato all'arresto di 18 persone. Le intercettazioni, ambientali e non, per gli investigatori non lasciano molto spazio alle interpretazioni. Uno degli indagati - si legge nell'ordinanza firmata dal gip Mara Mattioli - «interviene minacciosamente laddove vi siano ritardi nei pagamenti della droga fornita ai "pusher", ovvero ai suoi diretti clienti, appropriandosi di loro beni a saldo dei debiti, ovvero inducendoli a contrarre finanziamenti esibendo falsa documentazione». È il 26 gennaio 2016 quando uno degli arrestati incontra un acquirente. Non paga da due mesi. Il messaggio è chiaro e il tenore, come riassunto nelle intercettazioni, è grossomodo questo: «Adesso non ti picchio perché sei con tua madre, ma stasera fatti vedere perché sennò ti vengo a prendere a casa». Passano tre giorni e si arriva a un'aggressione fisica. Il "debitore" cerca di giustificarsi, ma l'altra persona non vuole sentire ragioni: «Mi devi portare i soldi». Ci sono casi, come accennato, in cui avviene una sorta di "baratto". Preziosi in cambio di droga, auto sottratte per ripianare i debiti.
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