Rimarrà per sempre solo un brutto andazzo registrato all'interno di uno degli organi di controllo del lavoro più importanti del sistema previdenziale italiano, l'Inail. Ma nessuno sarà punito per il danno arrecato negli anni 2009 e 2010 da 18 dipendenti dell'Inail di Latina, tra cui due dirigenti apicali. La Corte dei Conti ha riconosciuto la prescrizione del termine per rifondere l'Erario e per esso l'Inail. Ma nella sentenza resta la storia di ciò che è accaduto. Tra le contestazioni, una riguarda l'archiviazione di procedimenti a carico di alcune aziende per la mancata notificazione nei termini stabiliti. Ciò ha comportato un mancato introito per l'Erario ma val la pena anche ricordare i motivi per i quali erano state elevate le multe. Si trattava di gravi contestazioni circa la sicurezza nei luoghi di lavoro, compito che appunto spetta all'Inail quale organo ispettivo. Ebbene, quelle contestazioni non solo non hanno prodotto introiti ma hanno, di fatto, cancellato la responsabilità delle omissioni sulla sicurezza rilevate dagli ispettori. E' facile comprendere il perché di quella inerzia se si considerano anche le altre contestazioni fatte dalla Procura regionale della Corte dei Conti, a seguito di una ispezione ministeriale presso l'Inail di Latina. Emerse infatti che nel biennio 2009-2010 un gruppetto nutrito di dipendenti aveva «cagionato danno all'Erario mediante molteplici condotte cui sono conseguiti rimborsi non dovuti».
Per esempio il riconoscimento di buoni pasto durante le assenze per allattamento. Oppure i premi di produttività attribuiti tramite la valutazione come progetti speciali di attività che invece erano ordinarie dell'Istituto, sede di Latina, o per progetti che non avevano apportato alcun miglioramento nell'organizzazione degli uffici. Scrive, infatti, la Procura presso la Corte dei Conti nelle contestazioni: «…per alcuni progetti speciali non si evincono gli apprezzabili e significativi miglioramenti dei risultati dell'organizzazione e degli uffici che giustificano la retribuzione accessoria riconosciuta e non risulta valutato selettivamente il merito individuale cui correlare l'elemento incentivante della retribuzione».