Ancora rifiuti abbandonati nei terreni privati, smaltiti illegalmente e non di rado bruciati. A trovarli, spesso e volentieri i militari del Gruppo Forestale dei carabinieri della Compagnia di Terracina, la cui attività di controllo e repressione è ben scritta in due segnalazioni inviate al Comune di Terracina relative ad aree sottoposte a sequestro giudiziario perché usate come discariche illegali di rifiuti. Le note risalgono ad uno e due mesi fa. E solo oggi arrivano dal Comune le oridinanze che impongono al privato di bonificare. E non è detto che lo faccia.

Non nell'immediato. Al ritmo a cui si susseguono i provvedimenti, è facile capire che evitare danni all'ambiente è molto dura. Una prima nota dei carabinieri, ad esempio, risale allo scorso 24 agosto, viene acquisita al protocollo del Comune quasi un mese dopo, il 19 settembre, e l'ordinanza di bonifica al privato viene emessa solo nei giorni scorsi. Eppure il sito segnalato, al chilometro 93 della via Appia, era caratterizzato proprio dallo smaltimento illecito di rifiuti. Due aree, per complessivi 150 metri quadrati, con plastiche, legno, contenitori per alimenti, vetro, residui vegetali, taniche per anticrittogramici, il tutto mischiato in un cumulo di circa un metro. Il tutto, sulla sponda del canale. Non solo. Nell'area c'erano evidenti segni di combustione. «Evidenti ripetute operazioni di termodistruzione» scrive per l'esattezza la Forestale, «che hanno interessato l'interno del canale dove sono evidenti i residui di plastica combusta». A rischiare l'inquinamento, insomma, oltre alla terra, è anche l'acqua dei canali. L'ordinanza di bonifica porrebbe a carico del privato tutte le azioni. Ma oltre ad essere stata emessa due mesi dopo la nota dei carabinieri, lascia per legge ulteriori 60 giorni per procedere. Altri quattro mesi.

Stessa cosa per un sequestro sulla via Pontina, che risale allo scorso 19 settembre. La nota entra al protocollo il 3 ottobre e segnala circa 1200 metri quadrati di terreno trovato con rifiuti accuratamente coperti da vegetazione: plastica, elettrodomestici, ferro, metalli, arredi, inerti, per 15 o 20 metri cubi. Cinque dei quali «smaltiti illegalmente tramite fuoco». Stesso copione. Ma se la repressione funziona, la bonifica ha tempi lenti. E l'ambiente non può attendere.