Ci sono state le «giornate del buon gioco» e due protocolli in un anno contro il gioco d'azzardo e la nascita di nuove sale slot in prossimità di scuole. Ma poi i numeri sono rimasti impietosi e l'ultimo rapporto disponibile sulla quota di mercato detenuta da sale slot e slot machine all'interno di esercizi commerciali dicono che Latina è al sesto posto n ambito nazionale (dati Camere di Commercio). Un fenomeno che ne racchiude altri due. Il primo riguarda l'aspetto patologico del gioco, il secondo i fatturati delle società titolari e i loro legami con il riciclaggio di denaro che ovviamente non riguarda tutte le attività in essere ma viene individuato dalla Commissione parlamentare antimafia come una delle modalità per lavare denaro sporco.
La «malattia»
Secondo il Dipartimento prevenzione della Asl di Latina l'ottanta per cento circa della popolazione residente nel territorio di sua competenza ha giocato almeno una volta d'azzardo. La dipendenza dal gioco viene seguita da un anno con progetto sperimentale presso i centri di salute mentale di Sabaudia e Latina e secondo i primi dati la soglia di età di approccio al gioco delle slot è sempre più bassa, coincide con l'inizio della scuola superiore. Di qui la priorità contenuta nei protocolli di Latina e Formia di tenere le nuove sale di scommessa il più possibile distanti dalle scuole di secondo grado.
L'economia
I numeri della spesa pro capite per il gioco d'azzardo confermano che si tratta di un business eccellente: la provincia di Latina è al primo posto per spese di questo tipo nel Lazio con un consumo annuo pro capite pari a 1.668 euro (sesta provincia in Italia su dati delle Camere di Commercio), a Roma se ne spendono 1386 di euro ed è la 24sima provincia in Italia per il gioco d'azzardo. Il gioco patologico ruota sostanzialmente attorno a due tipologie: le videolottery, ossia le macchinette che si trovano nelle sale gioco, e le news lot, che sono installate in diversi locali commerciali adibiti anche ad altro, come i bar. Nell'analisi sulle nuove attività le sale da gioco sono inserite tra quelle di «divertimento» e si tratta in effetti di uno dei pochi segmenti del pil provinciale che non ha risentito molto della crisi.