«Abbiamo fatto tutto il possibile per mantenere le suore nelle scuole paritarie». Sia il sindaco Coletta che il dirigente dell'avvocatura Di Leginio nell'ultimo tormentato consiglio comunale che discuteva del futuro delle scuole paritarie gestite da religiose, hanno spiegato che erano sicuri di ottenere il risultato, far sì che le congregazioni dicessero sì alle proposte del Comune dopo la disdetta delle convenzioni, ancor di più perché era stato interpellato, su mediazione della Curia, l'avvocato Gianfranco Garancini, «avvocato di riferimento dei salesiani" – ha spiegato Di Leginio – tanto più che è stato incontrato nell'ispettorato salesiano a Roma». Un assunto da cui derivava naturalmente l'anomalia che la congregazione delle suore di Don Bosco di Latina avesse detto no alle proposte elaborate da componenti «di casa loro». Ma secondo la congregazione di Latina le cose non stanno proprio così e ieri è arrivata una secca replica a firma di Don Andrea Marianelli, direttore della Comunità salesiana di Latina e suor Alessia Civitelli, superiora della Comunità Figlie di Maria Ausiliatrice di Latina. «L'avvocato Gianfranco Garancini – scrivono - non è il legale rappresentante dei salesiani ma un giurista cui la Curia, nella sua opera di mediazione, si è rivolta per chiedere un parere legale su come regolare il rapporto convenzionale tra Comune e Istituti religiosi per la gestione delle scuole paritarie comunali». Dunque il legale non parlava per conto loro, ma la precisazione che segue è ancora più perentoria: «La proposta di trasformazione della scuola paritaria comunale in paritaria privata gestita dalle suore è emersa in sede di mediazione e non è arrivata dall'Istituto Figlie di Maria Ausiliatrice». Una proposta che infatti è stata respinta dopo che la congregazione ha realizzato di non avere le possibilità economiche ed organizzative per gestire la struttura. Infine «la sede salesiana dell'incontro con il giurista è stata richiesta dalle parti solo per motivi logistici (è in prossimità della Stazione Termini a Roma) e non ha nulla a che vedere con una partecipazione dei "salesiani" all'individuazione delle proposte». Una presa di distanza da quanto emerso in consiglio a cui si aggiungerebbe il disappunto del vescovo. Monsignor Crociata non avrebbe gradito nelle parole del sindaco e del dirigente come è stata presentata la vicenda. Se il dirigente dell'avvocatura aveva spiegato che il vescovo si era trovato d'accordo sull'opportunità di dismettere le convenzioni con le religiose dal momento che dal punto di vista normativo presentavano profili di irregolarità sugli stipendi e l'età pensionabile, il sindaco per avvalorare il suo impegno aveva detto: «Mi è stato detto dal Vescovo: Sindaco non avete nulla da rimproverarvi, l'amministrazione ha fatto il possibile, il problema è altro, è relativo a presente e futuro di queste congregazioni in virtù di queste normativa. Purtroppo vi ci siete trovati voi'». E ancora, il sindaco aveva raccontato della telefonata con la superiora romana della congregazione suor Gabrielle. «Ho detto a suor Gabriella di pensarci, prima di dare una risposta negativa. Mi è stato risposto che la scelta era stata fatta da tempo, ‘non ce la facciamo ad andare avanti perché la normativa è questa" e quindi non avevano nulla da rimproverarmi». Secondo il portavoce della Curia «c'è forte disappunto oltre al rammarico per come è stata presentata e fatta apparire la mediazione con il vescovo anche perché tutta questa ricostruzione è monca del dispiacere e delle riflessioni di monsignor Crociata quando viene a mancare la presenza di religiosi ed è difficile arrivare ad un ricambio, una problematica che riguarda non solo San Marco ma tantissime scuole italiane».