L'ex marito di Katia Bidognetti deve andare in carcere. Lo hanno deciso i giudici della Cassazione. Nella giornata di giovedì i finanzieri della Guardia di Finanza di Formia, coordinati dal tenente colonnello Sergio De Sarno, su indicazione della procura Antimafia di Napoli, hanno bussato alla porta dell'abitazione di Giovanni Lubello, l'ex marito di Katia Bidognetti, la figlia del boss del clan dei Casalesi, Francesco Bidognetti detto "Cicciotto e' mezzanotte", in via della Conca a Formia, dove si trovava agli arresti domiciliari per tradurlo nel carcere di Secondigliano. I militari gli hanno notificato quanto deciso dai magistrati riguardo il ricorso presentato al Riesame sul rigetto dell'arresto in carcere di Lubello, da parte del gip. Fatto che ha confermato il quadro investigativo presentato dal pm Alessandro D'Alessio.
Secondo l'accusa i coniugi Lubello e Bidognetti avrebbero costretto i gestori dell'azienda "Mama Casa" di campagna a Cellole ad acquistare, per una cifra di quindicimila euro, una partita di vini. I fatti risalgono al 2009. Nei confronti di Lubello è stato ipotizzato il reato di estorsione aggravata con il metodo mafioso nell'ambito dell'inchiesta che nel febbraio scorso portò in carcere anche l'ex. Per lui il gip non firmò il custodia cautelare in carcere per cui l'accusa presentò ricorso prima al Riesame e poi in Cassazione. Il 2 febbraio scorso le forze dell'ordine eseguirono da parte delle forze dell'ordine 31 ordinanze di custodia cautelare con le ipotesi di reato di oltre all'associazione a delinquere di stampo mafioso, ed estorsione anche di ricettazione da parte della fazione Bidognetti, una delle componenti dominanti del clan dei Casalesi. La vasta e complessa operazione anticamorra ha riguardato, da una parte, alcune vicende delittuose inerenti alle attività interne alla famiglia Bidognetti, dall'altro alcune vicende estorsive commesse da affiliati militari del clan, operanti sul territorio. Gli arrestati sono stati ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, ricettazione ed estorsione. Delitti, questi ultimi, aggravati per aver commesso tali reati per favorire il clan dei Casalesi o per essersi avvalsi dei metodi mafiosi.
Le indagini condotte dalla DIA di Napoli con il supporto delle fiamme gialle di Formia, consentirono di raccogliere elementi a carico di Katia della sorella e della nuora dello storico capo e fondatore - insieme a Francesco Schiavone detto Sandokan -, del clan dei Casalesi, Francesco Bidognetti, che ha ricevuto la notifica della misura cautelare in carcere a L'Aquila, dov'è recluso.