Uno squillo, poi un altro e una voce. «Pronto». «Sì, li hanno liberati». E' la vigilia di Natale di 34 anni fa. Anna Bulgari Calissoni e il figlio di 17 anni non sono più tra le mani dei sequestratori. La foto in bianco e nero degli ostaggi con gli occhi che sembrano senza orizzonte, hanno fatto il giro di Italia e del mondo. Ancora pochi minuti e per tutti, compreso il pubblico ministero titolare delle indagini Giuseppe Mancini, sarà il cenone della vigilia. L'Italia è quasi tutta a tavola. A casa del magistrato bussano i poliziotti. «Dottore dobbiamo andare, li hanno liberati». A gestire quel sequestro, con un orecchio recapitato in una busta e ad intavolare le trattative con i rapitori, fu una giovane donna, tanto tenace quanto costante. E' la stessa forza che serve nello sci di fondo, nel ciclismo o nel runner. Resistenza, energia, fiducia.
Laura Calissoni Colnaghi aveva 29 anni, viveva a New York, prese il primo volo per l'Italia e impugnò il coraggio. Questo accadeva un mese prima di quella vigilia di Natale quando scattò l'allarme per il sequestro avvenuto ad Aprilia. «Nella vita ci si allena a tutto», racconta adesso nella tenuta Calissoni Bulgari in via Riserva Nuova, nel cuore dell'Agro Pontino, circondata da un tappeto di 11mila ulivi che disegnano una distesa di 60 ettari. E' una macchia con diverse tonalità di verde. «E' il più esteso della provincia, il nostro olio è un'eccellenza, finisce in tutto il mondo dalla Cina agli Stati Uniti e naturalmente in Italia», ricorda con soddisfazione. Da poche settimane Laura Calissoni Colnaghi 63 anni, portati molto bene, è anche Cavaliere della Repubblica. La sua vita è stata una corsa ad ostacoli: il trauma del sequestro della mamma e del fratello e poi la liberazione, la morte del marito a cui era profondamente legata, la crisi economica in Italia e la voglia di non mollare e continuare. Nonostante tutto. Sì anche se nella vita non ci sono cartelli che segnalano le curve a gomito.
Buongiorno signora Laura. Si sente più avvocato, imprenditrice o adesso Cavaliere della Repubblica?
«Mi sento molto Laura. Anche se a volte mi chiamano dottoressa ma in realtà sono avvocato e adesso sono anche Cavaliere, ma non mi formalizzo».
Ha ottenuto un riconoscimento importante nei giorni scorsi: complimenti.
«L'ho voluto dedicare a tutto il mio gruppo industriale: Carvico, ai miei collaboratori e a mio marito morto nel 2005. E' stato un percorso che ha portato a grandissimi traguardi. Abbiamo iniziato con l'internazionalizzazione del gruppo, adesso abbiamo aziende anche in Vietnam. Se non avessi fatto la scelta di continuare e guidare il gruppo fuori dal pantano della crisi del 2008, probabilmente queste aziende non ci sarebbero più. La mia scelta è stata quella di continuare a fare degli investimenti importanti».
Ha avuto coraggio.
«Sì, molti colleghi invece non hanno avuto coraggio e non hanno puntato sugli investimenti. Non siamo stati aiutati dallo Stato e dai sindacati. La caratteristica che più mi attribuisco è il coraggio, infatti non ho venduto le aziende e ora eccomi qua».
A proposito di coraggio: un giorno di 34 anni fa mentre lei è a New York riceve una telefonata dall'Italia e si trova a gestire una trattativa difficilissima: il sequestro di sua mamma e suo fratello.
«Qui, proprio qui dove siamo nella tenuta di Aprilia, sono stati sequestrati (sospira). Mia mamma e mio fratello sono stati trattati come bestie, incatenati e bendati. Ricordo le telefonate con uno dei sequestratori: era una persona sgradevole, usava un linguaggio violento e anche quello è stato uno choc. Era come ricevere uno schiaffo continuo ma nelle ultime telefonate ero riuscita a tenergli testa. La vita è una questione di allenamento e anche a lui mi ero allenata».
In quel momento storico lei ha detto che vi siete sentiti trascurati dall'Italia.
«Nessuno si è fatto vivo: dal Primo Ministro al Ministro degli Interni. Le uniche persone molto valide ed efficienti sono state le forze dell'ordine e la magistratura. Gli investigatori sono stati bravi e capaci e ci hanno aiutato ad uscire da questa situazione anche perché gli autori del sequestro furono arrestati nel giro di un mese e poi condannati. E' questo il motivo della lettera inviata nel gennaio del 2015 al Ministro degli Esteri dell'epoca Paolo Gentiloni. Cosa volevamo dire? Per noi rapiti in Italia, in casa nostra, nessuno si è fatto vivo ed è evidente una disparità di trattamento con gli altri sequestri. Il nostro è stato di serie B».
Lei mantiene un legame molto solido e vivo con Aprilia
«E' un legame che va avanti da sempre, questa azienda i miei genitori l'hanno comprata nel 1956 e venivamo qui tutti i fine settimana. Che ricordi ho? Tanti. Ho una immagine divertente: nostro padre che regala a me e mia sorella un'automobile. Io avevo dieci anni e mia sorella nove e facevamo i giri della tenuta con il cronometro. In queste strade ho guidato tanto e ho imparato a guidare bene».
Suo papà è stato anche sindaco di Aprilia...
«Sì e adesso invece mia sorella Francesca vuole entrare in politica e ha intenzione di presentarsi alle prossime elezioni ad Aprilia. E' una persona che merita».
Ad un certo punto della sua vita scopre lo sport
«Ho iniziato con lo sci di fondo, poi qualche gara e ho scoperto di avere un buon motore. Ho iniziato lo sport tardi, non potevo mica aspirare di andare alle Olimpiadi, l'obiettivo prestigioso è di vincere un campionato master nel campo dello sci di fondo e ho fatto 14 mondiali master di sci di fondo».
La sua vita sembra una corsa, o meglio una maratona ad ostacoli: il sequestro, il lutto, il coraggio di rilanciare l'azienda. Come ha fatto?
«Nella vita tutto quello di negativo che può accadere può darti delle grandi opportunità. Solo dalle sconfitte si impara qualcosa. Quando vinci sei già arrivato. Ho cercato di cogliere le opportunità che mi avevano dato, ad esempio il sequestro mi ha dato l'opportunità di rivoluzionare la mia vita: non riuscivo più a vivere a Roma, era angoscioso e così sono andata a Milano e mi sono fatta una vita che mi ha dato maggiori opportunità rispetto a quelle di Roma e sono felice della scelta che ho fatto. Ho avuto la fortuna di sposare un uomo straordinario, dopo che è morto un'altra persona magari avrebbe detto "Chiudo qui". Sono stata molto aiutata dai miei figli che mi hanno dato il fattore previsionale».
La posso definire una donna di comando?
«Se vuole sì, a me piace gestire l'organizzazione e infatti sono una grande organizzatrice. Mi definisco una persona tenace e molto costante, non una testa dura anche perché sono sensibile a quello che mi succede accanto».
Ad Aprilia, qui nella tenuta, capita spesso?
«Una volta al mese. Sono più qui che a Roma. E' un posto che mi dà molta tranquillità e poi in primavera è bellissimo girare con la mia bicicletta».