Messe insieme fanno 80 chilometri e un record di incidenti. La Pontina e la Flacca hanno collezionato nell'ultimo mese anche un altro record, quello dei rischi gravi legati al traffico pesante unito alla scarsa manutenzione.
Quest'ultima non la nega più nessuno, neppure l'Astral che infatti ha dovuto mettere mano a interventi straordinari, di quelli che si decidono nel giorno di qualche ora.
E' successo quattro giorni fa in concomitanza con il disastro causato da una buca nell'asfalto all'altezza di Borgo Montello.
Una delle tante disseminate lungo la strada regionale Pontina ma questa era più profonda e ha messo ko circa sessanta automobili, bloccato il traffico e costretto tutti ad ammettere che si possono progettare e sognare tutte le autostrade che si vogliono per unire Latina a Roma (dunque al mondo), ma nel frattempo è necessario cercare di rendere agibile il tratto esistente.
L'Astral ha annunciato che con un milione di euro disponibile subito verranno riparato circa 20mila metri quadrati di asfalto sulla Pontina.
E' un provvedimento tampone, necessario, che arriva a latere di tutte le richieste di risarcimento che gli automobilisti che hanno subito danni dalla buca si accingono a chiedere.
Eppure la Pontina non è sola in questo quadro desolante perché la seconda arteria per importanza, tra quelle che attraversano la provincia di Latina, ossia la Flacca ha rivelato nelle ultime tre settimane il suo volto fragile e ad alto rischio.
Ad inizio anno un tir si è ribaltato nel tratto compreso tra Formia e Gaeta schiacciando un giovane che era a passeggio con il cane, due giorni fa la scena si ripete, pochi chilometri più a nord, tra Sperlonga e Gaeta, stessa strada, stessa scena, il tir che piomba sul cavalcavia che sovrasta un centro turistico, il traffico che si ferma e i lavori che vanno avanti ore per liberare la carreggiata.

Roma - Latina, merce di scambio

L'ultima forma pacifica di protesta risale a due mesi fa e fu organizzata dalla Cisl per richiamare l'attenzione sui danni economici e occupazionali oltre che di servizio generati dai ritardi nella realizzazione della Roma Latina, l'autostrada invocata e odiata contemporaneamente. Il nuovo collegamento veloce una volta ultimato avrà avuto un costo di 2,9 miliardi di euro e proprio sulle modalità di reperimento di questa cifra da capogiro si è inceppato, il 5 dicembre 2017, il ricorso in appello per l'aggiudicazione definitiva dell'appalto. Peraltro la realizzazione della nuova strada nelle ultime ore è rientrata prepotentemente negli argomenti della campagna elettorale perché è oggetto della trattativa tra le forze politiche che sostengono il Governatore uscente, Nicola Zingaretti, soprattutto il Pd e il partito Liberi e Uguali che fa riferimento al Presidente del Senato Pietro Grasso. In pratica esiste un progetto approvato, oggetto di bando di gara, già vinta, seppure in via di verifica giudiziale sulle modalità di selezione dell'aggiudicatario. E ancora è in atto uno scontro politico sulla possibilità concreta di realizzare la nuova Pontina, che nel frattempo è talmente sconnessa e priva di manutenzione da mandare in tilt decine di auto, tutte insieme. Ma intanto adesso i guai veri potrebbero arrivare proprio dalla ulteriore verifica del Consiglio di Stato sulle modalità di reperimento dei fondi. Si è arrivati a questa fase in seguito al ricorso del gruppo Salini, secondo nella graduatoria dell'aggiudicazione che è andata al raggruppamento italo spagnolo che costituisce il Consorzio Sis. Le delucidazioni sono affidate ad una perizia che dovrà essere consegnata entro il 15 marzo prossimo e l'udienza davanti al consiglio di Stato è fissata per il 19 aprile. In primo grado il Tribunale amministrativo aveva respinto il ricorso, impugnato dunque in secondo grado perché si ritiene da parte dei ricorrenti che buona parte del finanziamento fondi sul contributo pubblico che verrà poi restituito in rate per 40 anni. Un elemento di non poco conto. E d'altro canto i costi della ormai famosa nuova strada sono sempre stati un cruccio. Nel 2002 fu creata una società ad hoc per la realizzazione della Roma Latina, la Arcea. La successiva indagine contabile della Procura presso la Corte dei Conti del Lazio concluse che erano stati spesi inutilmente circa venti milioni. Ma la responsabilità conseguente non si è potuta attribuire ad alcuno dei politici che assunsero quelle decisioni perché è intervenuta la prescrizione.