Un esito prevedibile: alla fine per la gestione della biblioteca di Pontinia da parte dell'associazione Pro Loco sono arrivate le carte bollate. L'associazione stessa e il Comune di Pontinia sono stati citati davanti al giudice del lavoro di Latina. Chiesto, tra le altre cose, il pagamento di oltre 50mila euro a titolo di differenze retributive asseritamente dovute o a titolo di risarcimento danni. La prima udienza di comparizione delle parti è fissata per il 17 maggio 2018 e nei giorni scorsi la Giunta Medici si è costituita dando mandato all'avvocato Fabio Tonelli.
La vicenda risale agli anni 2014-2015, quando poi il Comune di Pontinia ha deciso di revocare l'affidamento del servizio alla Pro Loco. Attualmente a gestire la biblioteca è l'Ente tramite un proprio dipendente. Il ricorso è stato presentato da un ex socio lavoratore. Definizione che non convince il suo legale, che nel ricorso scrive che sarebbe più corretto definirla «lavoratrice in nero». La stessa afferma di aver lavorato continuamente come bibliotecaria facente funzioni dal 2 gennaio 2014 al 5 novembre 2015, svolgendo mansioni quali la vigilanza, la catalogazione di libri, l'accoglienza dei ragazzi e altro ancora. Fino al 31 agosto 2014 dalle 9 alle 14 dal lunedì al venerdì e dalle 9 alle 13 il sabato a fronte di un corrispettivo di 350 euro al mese. Poi, a patire dal 1 settembre 2014 e fino al 5 novembre 2015, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19 e il sabato dalle 9 alle 13 con un corrispettivo maggiore: 750 euro al mese. Nel ricorso, si lamenta il mancato pagamento di straordinari (si parla di un lavoro di 54 ore settimanali a fronte di quanto previsto dal citato contratto collettivo della categoria Enti culturali e ricreativi che prevede 37/40 ore settimanali), ferie e altro ancora.
Nel 2015, alla luce della situazione a dir poco caotica venutasi a creare, il Comune di Pontinia ha deciso di revocare l'affidamento inizialmente concesso alla Pro Loco, risultata aggiudicatrice di bando. E ora, a questa complessa vicenda, si inserisce un altro tassello: il ricorso. A decidere sulla richiesta di riconoscimento del rapporti di lavoro subordinato, e dunque sul pagamento delle differenze retributive, sarà il giudice del tribunale di Latina, al quale la ricorrente, in subordine, ha richiesto il pagamento di 50mila euro di risarcimento danni. La prima udienza ci sarà a maggio.