Gli espropri effettuati nel 2011 per realizzare il primo tratto della nuova 156 dei Monti Lepini, dopo un decreto d'urgenza emesso ed eseguito nell'ormai lontano 2005 dalla Regione Lazio, sono regolari. A esprimersi, in tal senso, è stato il Consiglio di Stato, che ha emesso un parere sostenendo come un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica presentato da due cittadini di Sezze debba essere respinto poiché ritenuto infondato.

La storia
La vicenda, come accennato poco sopra, nasce quasi 13 anni fa, quando la Regione Lazio, in special modo il Dipartimento del territorio, consegnò ai ricorrenti - proprietari di un terreno grande oltre tremila metri quadrati nella zona di Sezze - un decreto di occupazione d'urgenza, cui seguì il verbale di immissione in possesso e la redazione dello stato di consistenza. L'area, utilizzata per realizzare un tratto della variante del tratto Prossedi - Latina della 156 (nella parte compresa fra lo svincolo di Pontinia e quello di Sezze), venne poi espropriata nel 2011, dopo che il nuovo tratto della Monti Lepini venne aperto al transito dei veicoli qualche mese prima, ossia nel 2010.

Le lamentele
Nel presentare il ricorso al Capo dello Stato, i due cittadini di Sezze hanno lamentato eccesso di potere per errore sui presupposti e travisamento dei fatti. Secondo loro, infatti, la Regione avrebbe applicato una normativa sbagliata anziché ricorrere all'articolo del Testo unico sulle espropriazioni, che prevede un indennizzo doppio al privato «illegittimamente espropriato». In tal senso, i due cittadini hanno contestato la data di emissione del decreto d'esproprio, arrivato oltre il termine dei cinque anni dal decreto d'occupazione d'urgenza dell'area e, dunque, non più efficace.

La risposta
Il Consiglio di Stato, prima di esprimersi, ha acquisito il parere della Regione Lazio, la quale ha riferito di aver agito correttamente nell'emettere il decreto d'urgenza e di aver espropriato il terreno nel 2011 poiché il termine ultimo fissato nel 2010 era stato prorogato di due anni l'anno precedente.

I giudici, dunque, hanno analizzato il tutto e, dopo aver ricordato come la nuova 156 dei Monti Lepini fosse stata ritenuta una «infrastruttura strategica di interesse nazionale», con il progetto approvato dal Comune di Sezze in variante urbanistica che non ebbe osservazioni e opposizioni, ha accolto la tesi della Regione, esprimendo un parere contrario all'accoglimento del ricorso presentato dai due cittadini residenti a Sezze.