La delibera sul dissesto non sarà annullata. Il Tar del Lazio, con una sentenza breve pubblicata nella giornata di venerdì, ha rigettato il ricorso presentato dal consigliere comunale d'opposizione di Ardea Franco Marcucci - rappresentato dall'avvocato Francesco Falco - che chiedeva la revoca dell'atto attraverso cui il Consiglio comunale ha revocato il ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, dichiarando contestualmente il default dei conti pubblici.

In particolare, il Tar ha ritenuto il ricorso inammissibile - sostanzialmente - per due motivi. Il primo è di carattere maggiormente giuridico, in quanto - secondo i magistrati del Tar - è stata rilevata l'insussistenza - da parte di Marcucci - «di una posizione qualificata e differenziata rispetto agli altri componenti della collettività, suscettibile di essere lesa dal provvedimento impugnato». In altri termini, i giudici ritengono che la domanda di annullamento della delibera di dissesto si basi su un «mero interesse di fatto» e, di conseguenza, è stata considerata inammissibile.

Il secondo, invece, è maggiormente dettagliato: «Non risulta essere stato dimostrato dal ricorrente né è dato altrimenti riscontrare - si legge nella sentenza - l'effettivo conseguimento, da parte del predetto (Marcucci, ndr), di un vantaggio attuale e concreto in virtù di un eventuale accoglimento dell'impugnativa proposta. Come posto in evidenza dal Comune resistente, in tutti i casi in cui sia stato deliberato il ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, basata su ‘squilibri strutturali del bilancio in grado di provocare il dissesto', e tale piano non sia poi presentato entro il termine di 90 giorni espressamente indicato come ‘perentorio', la deliberazione di dissesto assume, infatti, la veste di atto dovuto e obbligato, tanto che, per l'ipotesi in cui il Comune non vi provveda, è previsto l'intervento del Prefetto e, dunque, non è dato comprendere, preso atto dello stato dei fatti e, ancora, dell'inutile decorso il termine perentorio di 90 giorno previsto dalla legge, l'effettiva utilità che potrebbe derivare a favore del ricorrente da un eventuale annullamento del provvedimento gravato».
«Sulla prima parte della sentenza stiamo valutando, col mio avvocato, eventuali profili di illegittimità - ha commentato Marcucci -. Sulla seconda parte, però, c'è da dire che il dissesto è arrivato per inerzia dell'amministrazione, che in 90 giorni non è riuscita a riequilibrare i conti. Insomma, il dissesto è una sorta di atto dovuto. Valuteremo se presentare ricorso al Consiglio di Stato».

A questo punto, la domanda sorge spontanea: se, effettivamente, ci fosse stata inerzia, potrebbe profilarsi un'ipotesi di danno erariale? E se sì, chi la può aver prodotta? In questo caso, va dato atto all'avvocato Falco, che ne ha parlato in sede di discussione del ricorso, di aver sottolineato il mancato rispetto del termine "perentorio" dei 90 giorni per presentare il piano di riequilibrio.

Chiaramente, le dichiarazioni del sindaco Mario Savarese (M5S) sono di diverso avviso: «È stata riaffermata dai giudici amministrativi la perfetta legittimità dell'operato dell'amministrazione che rappresento; il ricorso era palesemente strumentale e volto a finalità politiche contrastanti con i canoni che intendiamo perseguire di buona amministrazione e trasparenza, oltre che con i reali interessi dei cittadini. Ora Ardea può voltare pagina e guardare al futuro con maggiore serenità».