Il buco temporale che ha accompagnato Luigi Capasso da quando ha finito il servizio in caserma a Velletri a quando si è presentato nel garage con l'arma in tasca e la voglia di uccidere, è parallelo alla lucida e vendicativa follia di un uomo che progetta un orrore. Ha vagato probabilmente per cinque ore nel buio della notte e poi si è presentato sotto casa della ex. Ha incanalato la follia in una calma tanto razionale quanto inquietante. A poca distanza dai corpicini delle due figlie, gli investigatori hanno trovato anche un biglietto: è un foglio bianco formato A4, piegato in due, con una scritta in stampatello che è diretta alla moglie. «Non doveva farlo» , si legge. E' un messaggio che induce a pensare a quanta rabbia covasse l'appuntato dell'Arma per la fine del matrimonio e per l'ossessione con cui da mesi conviveva che lo aveva trasformato in una persona violenta, come denunciato dalla sua ex moglie che aveva presentato un esposto.
E poi i carabinieri hanno trovato anche delle buste di cui una indirizzata al fratello e un'altra alla mamma, contenenti dei soldi insieme anche ad alcuni assegni. E' sembrato quasi un testamento quello di Luigi Capasso, 43 anni, in passato qualche piccola burrasca giudiziaria per una storia di una truffa con le assicurazioni e la nuova compagna con cui viveva da qualche tempo: la gelosia probabilmente insieme alla non accettazione della fine del rapporto. Luigi ha alternato momenti di lucidità durante quelle nove interminabili ore, ad altri in cui farneticava, sapendo di aver ucciso già le figlie ma non ha mai gettato la maschera che ha indossato quella che all'apparenza sembrava di un uomo forte, sicuro, in grado di sparare, prigioniero dei suoi fantasmi che lo hanno accompagnato trasformandolo lentamente in un killer.