«Da quanto mi risulta sapere, l'impianto di videosorveglianza del Comune di Sezze al momento non è funzionante». Servono due interrogazioni sul delicato tema della sicurezza, presentate da Giovanni Moraldo di Biancoleone e da Palombi e Contento di SezzeBeneComune, per arrivare a questa affermazione del sindaco Di Raimo, che conferma qualche indiscrezione trapelata nel corso degli ultimi tempi e, soprattutto, una specie di sensazione provata dai cittadini nei confronti delle telecamere dislocate sul territorio setino che, paradosso ulteriore, ancora vengono formalmente mantenute, con un impegno dell'amministrazione sotto il profilo economico. Torna sui tavoli del Consiglio comunale il tema della sicurezza, con due interrogazioni diverse, ma utili a chiarire il quadro, da una parte quello del finanziamento regionale perduto e dell'impegno dell'ente a contrarre eventualmente un mutuo, dall'altra alla ricerca di soluzioni per arginare il fenomeno, che si concentra soprattutto nei furti ai danni di attività commerciali e abitazioni private e sul quale il Comune, per stessa ammissione del primo cittadino, ha pochissimi margini di intervento. Sul finanziamento regionale sfumato e sull'eventualità che l'ente comunque (tramite mutuo di circa 50mila euro) lo porti a fondo con mezzi propri, il sindaco ha fatto un piccolo passo indietro, spiegando come la nuova Giunta Zingaretti possa realizzare un altro bando al quale Sezze potrebbe partecipare nella speranza, stavolta, di vedersi riconosciuto il finanziamento. Per quanto riguarda, invece, la situazione dell'attuale impianto di videosorveglianza, sebbene il nuovo potrebbe andare a integrarlo, il sindaco ha dovuto ammettere che lo stesso non è al momento funzionante, scatenando le ire dell'interrogante (Moraldo) che ha ricordato come nel corso degli anni l'ente abbia comunque speso decine di migliaia di euro per la sua manutenzione e per l'implementazione che, probabilmente, è stata inutile. Sul fronte più generale, invece, il sindaco è tornato a parlare all'assise sulle strategie, puntando ancora una volta l'attenzione, più che su un semplice potenziamento del personale delle forze dell'ordine o sul potenziamento del servizio di videosorveglianza, sulla necessità di un'azione investigativa più efficace che coinvolga le forze preposte in ambito provinciale e sull'ipotesi di realizzare un tavolo tecnico per arginare un fenomeno che sembra irrefrenabile.