Nella giornata di oggi, 21 marzo 2018, dalle prime ore del mattino, nelle province di Roma e Napoli, circa 200 carabinieri del Comando provinciale di Roma, con l'ausilio dei colleghi di Napoli, di elicotteristi e di unità cinofile dell'Arma, hanno dato esecuzione a un'ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, con la quale si dispone la custodia cautelare (16 in carcere e 3 agli arresti domiciliari) nei confronti di 19 soggetti. Tra gli arrestati, quasi tutti già noti agli investigatori, anche una donna e alcuni soggetti di origine albanese, tra cui il noto Arben Zogu. Le accuse rivolte agli indagati sono, a diverso titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, aggravata dall'uso delle armi, spaccio di droga e a due di essi viene contestato il reato di lesioni gravi, commesse con arma da fuoco e con modalità mafiose.

La misura cautelare si basa sulle indagini effettuate dai carabinieri del Nucleo investigativo di via in Selci, nel periodo 2013-2016, nell'ambito dell'indagine convenzionalmente denominata "Gallardo", che hanno consentito di accertare l'esistenza in Roma di un sodalizio dedito al narcotraffico, capeggiato dai fratelli Salvatore e Genny Esposito, figli di Luigi Esposito, alias "Gigino Nacchella", storico esponente del clan camorristico Licciardi di Napoli - Secondigliano, il cui nucleo familiare si era stabilito dapprima a Nettuno e successivamente trasferito nella Capitale. L'indagine prende il nome dall'autovettura Lamborghini, modello Gallardo, nella disponibilità dei fratelli Esposito.

L'indagine ha permesso di documentare l'operatività di due distinte organizzazioni criminali, entrambe armate e dedite al narcotraffico, in stretta sinergia tra loro, di cui una diretta dai fratelli Esposito e l'altra da Vincenzo Polito.

In particolare, la compagine diretta dai fratelli Esposito si occupava prevalentemente della gestione della piazza di spaccio di via Maiolati, sita nel quartiere romano di San Basilio, nonché della fornitura di narcotico nella zona di Nettuno. Tale piazza di spaccio era strutturata secondo un modello tipico della camorra, ossia con dei "capi piazza" direttamente collegati ai fratelli Esposito, con numerosi pusher ai quali era imposto l'approvvigionamento del narcotico esclusivamente dal sodalizio, e con apposite vedette.

Un gestore della piazza si è perfino tatuato su un braccio i diminutivi dei nomi dei suoi capi, ossia "Sasà" e "Genny", con i quali i predetti fratelli sono conosciuti negli ambienti criminali capitolini. In una circostanza particolare, in data 11 aprile 2015, in Roma, a San Basilio, tre pusher vennero gambizzati per essersi riforniti da soggetti estranei all'associazione.        

La compagine diretta da Vincenzo Polito era invece impegnata nell'approvvigionamento e successiva consegna di ingenti quantitativi di cocaina in Roma e provincia, avvalendosi della collaborazione di esponenti delle cosche di ‘ndrangheta della provincia di Reggio Calabria, le famiglie Filippone e Gallico, presenti nella Capitale.

Il corposo quadro probatorio acquisito a carico degli indagati si basa su attività tecniche e dinamiche, analisi documentale e rilevanti riscontri conseguiti sul campo che hanno già consentito, nel tempo, di arrestare 6 persone, procedendo al sequestro di armi e ingenti quantitativi di sostanza psicotropa, in convergenza con altre attività investigative in carico ad altre sutorità giudiziarie, tra cui Cagliari, Velletri e Catanzaro.

In particolare, il lavoro degli inquirenti ha permesso di sequestrare, nel periodo oggetto di indagine, 25 chili di cocaina, che avrebbero fruttato al dettaglio circa 6 milioni di euro, una pistola tipo revolver calibro 38 "Smith & Wesson" e una pistola semiautomatica calibro 9x21 marca "Beretta" modello 98FS, entrambe oggetto di furto e nella disponibilità di uno degli indagati. 

Contemporaneamente all'esecuzione delle misure cautelari sono state effettuate 44 perquisizioni, a carico di soggetti risultanti gravitare nell'orbita dei suddetti gruppi criminali, per lo più residenti nel quartiere romano di San Basilio, ma anche a Napoli, Nettuno e paesi limitrofi a Roma. Si tratta di pusher, vedette e vari galoppini delle associazioni colpite dall'operazione dell'Arma dei carabinieri e della D.D.A. di Roma.

Proprio nel corso delle perquisizioni di questa mattina a San Basilio, i carabinieri del Nucleo investigativo hanno arrestato altre 2 persone in flagranza di reato: una per detenzione ai fini dispaccio di sostanza stupefacente; una per la detenzione di un fucile a canne mozze, trovato nella cucina della sua abitazione.

Un vero e proprio dispiegamento di forze sta vedendo impegnati, dalle prime luci dell'alba, i carabinieri nelle province di Roma e Napoli per una vasta operazione antidroga. Oltre a 19 arresti, i militari dell'Arma sono impegnati in 44 perquisizione di "pusher vedette" e galoppini vari in città e paesi limitrofi ai due capoluoghi, tra cui anche Nettuno.

Da questa mattina, infatti, circa 200 Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, con l'ausilio dei colleghi di Napoli, di elicotteri e di unità cinofile dell'Arma, stanno dando esecuzione ad un'ordinanza emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, con la quale si dispone la custodia cautelare per 19 persone (16 in carcere e 3 agli arresti domiciliari). Per gli arrestati, tra i quali c'è anche una donna e alcuni soggetti di origine albanese, le accuse rivolte sono, a diverso titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti del tipo "cocaina", aggravata dall'uso delle armi, spaccio di droga e a due di essi viene contestato il reato di lesioni gravi, commesse con arma da fuoco e con modalità mafiose. L'indagine, dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, ha consentito di documentare l'operatività di due distinte organizzazioni criminali, entrambe armate e dedite al narcotraffico, in stretta sinergia tra loro, di cui una di tipo mafioso, a connotazione camorristica, capeggiata dai fratelli Salvatore e Genny Esposito e l'altra con a capo Vincenzo Polito, che si avvaleva della collaborazione di esponenti delle cosche di ‘ndrangheta della provincia di Reggio Calabria, le famiglie Filippone e Gallico, presenti nella Capitale.
C'è anche il noto Arben Zogu, di origini albanesi, tra i destinatari dell'ordinanza,  emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, che i Carabinieri  del Nucleo Investigativo di Roma stanno notificando, dalle prime ore del mattino, nelle province di Roma e Napoli.

di: La Redazione