Le abitazioni costruite nel corso degli anni a due passi dal mare, in un'area periferica di Ardea compresa fra la Litoranea e il mare, oltre che fra la mezzeria di viale Lazio e il fosso del Lupo, resteranno abusive. È questo quanto si evince da una sentenza del Tar del Lazio - sede di Roma - che ha ritenuto infondato il ricorso promosso dal Consorzio "Marina Tor San Lorenzo Sud" volto a chiedere l'annullamento della delibera di Consiglio comunale numero 127 del 30 novembre 2016, attraverso la quale l'assise civica non accoglieva la proposta di perimetrazione urbanistica e variante speciale dei nuclei abusivi, avanzata dal Consorzio in questione e sulla quale sempre il Tar aveva chiesto al municipio di concludere l'iter amministrativo.

Nello specifico, i giudici romani hanno evidenziato come il Consiglio comunale di Ardea abbia «espressamente valutato i vari risvolti della proposta, esprimendosi a maggioranza per la reiezione». «Tale scelta - si legge nella sentenza - non appare manifestamente illogica o irragionevole, ma anzi conforme ai presupposti di fatto posti a base della delibera impugnata e ai limiti prescritti dall'articolo 4 della legge regionale 28 del 1980 per la variante di recupero dei nuclei abusivi».

In altri termini, il Comune ha riconosciuto come quelle abitazioni siano sorte in una zona a verde pubblico, esclusa fin dal 1997 da una variante di recupero dei nuclei abusivi esistenti sul territorio. In più, i consiglieri - prendendo atto delle relazioni tecniche del dirigente preposto - avevano evidenziato anche altri tipi di vincoli, quali quello paesaggistico relativamente alla vicinanza con la costa. All'epoca della delibera, soltanto il sindaco Luca Di Fiori e il consigliere Policarpo Volante (con Daniele Occhiodoro astenuto) si dissero contrari alla bocciatura del piano; il resto dei presenti, invece, optò per il rigetto della proposta consortile.

Cosa accadrà adesso? Intanto c'è da capire se il Consorzio voglia affrontare un ricorso al Consiglio di Stato contro questa sentenza; dopodiché, qualora il contesto non cambi, il Comune dovrà scegliere: o studierà un modo attraverso cui regolarizzare la posizione di questi immobili abusivi, oppure inizieranno i processi di demolizione.