La prima traccia dell'indagine parte da Anis Ari, dalle sue tre sim card ritrovate, da quel gruzzolo di soldi che ha in tasca, poco più di 1500 euro e dal periodo di permanenza oltre che in Italia soprattutto qui: nel territorio pontino. Gli inquirenti riescono anche a circoscrivere con molta precisione: dal 22 giugno al 2 luglio del 2015, l'autore dell'attentato di Berlino gravita tra Latina e Aprilia come emerge dall'aggancio delle celle telefoniche.
«Sono stati raccolti elementi molto significativi- ha scritto il pm - relativi alla radicalizzazione di una serie di soggetti frequentanti il Centro di preghiera Islamico di Latina ed anche ulteriori elementi relativi ad una attività di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina tra Tunisia, Italia e poi anche Francia e Regno Unito. E' una attività - ha messo in rilievo la Procura di Roma, competente per i reati di matrice terroristica - accompagnata dalla contraffazione dei documenti». Nel periodo di permanenza nel territorio pontino, Anis Amri è stato in contatto con diversi connazionali che successivamente, nel corso delle indagini della Digos, sono stati espulsi. Nel febbraio del 2017, poche settimane dopo l'attentato di Berlino viene espulso Moez Ghidhaoui, irregolare in Italia, a seguire l'11 marzo sempre del 2017 per motivi attinenti alla sicurezza dello Stato viene espulsi anche Hicham Alharabi che nonostante abbia un valido titolo di soggiorno viene riaccompagnato in Tunisia e infine sempre a marzo viene rimpatriato anche Mohamed Triki.