Una ferita da arma da fuoco all'altezza del gomito, in una posizione che sembra compatibile con quello che Salvatore Quindici, complice di Domenico Bardi, ha riferito in sede di interrogatorio quando il pomeriggio del 15 ottobre stava scappando dal giardino condominiale di via Palermo a Latina. Nei mesi scorsi proprio Quindici è stato sottoposto ad una operazione peritale per accertare l'origine di quella ferita, come aveva riferito anche lui, in sede di interrogatorio, era stato colpito da due colpi: uno gli aveva bucato un paio di pantaloni, l'altro invece lo aveva centrato al braccio. E' impossibile però collocare temporalmente a quando risale quella ferita. In questo caso gli investigatori hanno in mano solo la dichiarazione dell'indagato che insieme agli altri complici stava mettendo a segno il furto nell'abitazione di via Palermo dove vive l'avvocato Palumbo che al momento dell'irruzione non era in casa. Anche l'esame eseguito su Quindici sarà comparato con gli altri risultati che sono arrivati, a partire dall'autopsia sul corpo di Domenico Mimmo Bardi, alla perizia balistica e sulla scorta di tutti questi accertamenti gli inquirenti poi ricostruiranno la scena del crimine in formato tridimensionale e stabilire la posizione della vittima, ferita e uccisa da una distanza inferiore ai 10 metri da diversi colpi di pistola, almeno tre, di chi ha aperto il fuoco: l'avvocato Francesco Palumbo e poi anche di Salvatore Quindici. Intanto i quattro indagati arrestati per il furto sono sempre detenuti in carcere dopo che la misura cautelare è stata confermata dal Tribunale del Riesame di Roma che però ha derubricato il reato e cioè quello di rapina impropria in furto aggravato, dall'aver agito in più persone.