Un «programma criminoso» studiato e programmato nel dettaglio. Così il giudice Pierpaolo Bortone definisce il tentato incendio di un furgone commesso a luglio 2017 a Terracina, per il quale sono indagati (e destinatari di ordinanza di misura coercitiva, una ai domiciliari e una con gli obblighi di firma) due terracinesi. A incastrarli, tra le altre cose, l'uso di una Fiat Panda di colore bianco e le telecamere della videosorveglianza di diverse attività commerciali.


Trenta minuti per il rogo
I due indagati, P.D. del 1979 e D.A.L. del 1994, agiscono in mezz'ora. Nell'ordinanza, il gip Bortone ripercorre le tappe. Alla 2:23 del 23 luglio, durante i festeggiamenti della Madonna del Carmine, l'arrivo al distributore di benzina per riempire di benzina tre bottigliette da mezzo litro. Qui vengono immortalati dalle telecamere. Alle 2:46 uno dei due indagati, senza le bottigliette, arriva nel parcheggio di un'attività commerciale da cui - furtivamente - preleva l'auto del cognato, una Fiat Panda. Alle 2.55 scoppia il rogo, domato dagli agenti solo per la casuale e fortuita presenza di un testimone oculare. Ciò - scrive il gip - «ha scongiurato di fatto il catastrofico risultato» ipotizzato, visto che in zona ci sono abitazioni, un'edicola e anche della vegetazione.


Quell'auto «vistosa»
Centrale nell'indagine è il ruolo rivestito dalla Panda. Un testimone oculare ha visto scendere dall'utilitaria un uomo che poi si è avvicinato al furgone da cui sono divampate le fiamme. La stessa auto, a distanza di dieci minuti, viene vista in zona. È segnalata agli agenti del commissariato come una vettura «in tutto e per tutto analoga a quella appena allontanatasi con i soggetti che avevano compiuto il delitto». I carabinieri, allertati dalla polizia, cercano di fermare la Panda. A bordo c'erano due uomini. Il conducente ignora l'alt e si allontana per qualche metro, finché non viene fermato. Nell'utilitaria è rimasto solo. Nel frattempo, ricostruiscono gli investigatori, l'altro indagato è sceso. Fondamentali, si diceva, pure le riprese delle telecamere, che tra l'altro smentiscono la versione fornita da uno dei due indagati quando è stato sentito dalle forze dell'ordine.


Gli interrogatori
Al termine di mesi di indagine sono scattate le ordinanze di custodia cautelare. Venerdì uno dei due indagati, sentito dal gip, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. Lunedì ci sarà invece il secondo e ultimo interrogatorio di convalida.