Si associavano allo scopo di commettere più reati tributari, societari, di bancarotta e poi di riciclaggio e trasferimento fraudolento di beni e corruzione».  E' questa la conclusione a cui arriva il giudice per le indagini preliminari Laura Matilde Campoli che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare, quando tira le somme dell'inchiesta Arpalo che ha portato alla notifica di 13 ordinanze di custodia cautelare eseguite martedì dalla Squadra Mobile e dalla Guardia di Finanza. Le accuse contestate nel provvedimento restrittivo richiesto dalla Procura sono quelle di associazione a delinquere, corruzione, fatture false per operazioni inesistenti. E come è stato ricostruito nell'inchiesta sono tre le aree che occupavano gli indagati: quella dei professionisti, quella degli amministratori e infine dei prestanome. Il magistrato ricostruisce l'impianto del sodalizio sulla scorta degli accertamenti di natura documentale raccolte dagli inquirenti. «E' strutturato per la stabile realizzazione di frodi fiscali attraverso la costituzione di società cooperative amministrate da prestanome per la somministrazione abusiva di manodopera e che emettevano sistematicamente fatture per operazioni inesistenti in favore di imprese di autotrasporti, in alcuni casi anche tramite società interposte, successivamente diventavano inadempienti alle obbligazioni tributarie e previdenziali, private dei libri e delle scritture contabili, svuotate del patrimonio sociale con il conseguente dissesto».