Arriva un altro "no" per il progetto che una Srl aveva presentato nel 2014 al fine di realizzare un polo impiantistico integrato per il trattamento e la valorizzazione dei rifiuti non pericolosi - con annessa discarica di servizio da due milioni di metri cubi - nella vecchia cava di Lazzaria, alla periferia di Velletri. Infatti, il Tar del Lazio ha rigettato il ricorso presentato proprio dalla società per chiedere l'annullamento della determina regionale con cui si pronunciava negativamente la valutazione di impatto ambientale.

Secondo i giudici amministrativi, non vi è alcun motivo valido per poter annullare l'atto con cui la valutazione d'impatto ambientale è stata ritenuta negativa, né tantomeno sussistono le condizioni per convocare una conferenza dei servizi istruttoria. A suffragio della tesi della ricorrente era stata evidenziata anche la mancata comunicazione della criticità costituita dalla presenza dei pozzi idropotabili e delle falde di Carano, la cui acqua alimenta le reti di Nettuno, Anzio e Aprilia. «Per un verso - si legge nelle premesse della sentenza inerenti ai motivi del ricorso - il diniego sarebbe privo di una motivazione sostanziale, per l'altro verso sarebbe stato impedito alla società di illustrare le opere previste per non produrre interferenza con la risorsa». Tale motivazione non ha convinto i giudici del Tar: anzi, proprio la presenza della falda a soli 46 metri sul livello del mare e la "pessima" classe in cui è inserito il bacino idrico della zona, non consente di «escludere una possibile interferenza tra il progetto proposto e la risorsa idropotabile». In più, anche tutte le spiegazioni fornite dalla Regione - fra cui spiccano la presenza del carcere e di tante imprese agricole a breve distanza; i pareri negativi dei Comuni di Velletri, Anzio e Aprilia; l'elevato pregio agricolo della zona; il vincolo ferroviario e, non ultimo, il sequestro preventivo della cava per la possibile presenza di rifiuti interrati - sono state considerate valide. Di conseguenza, il ricorso è stato ritenuto «palesemente infondato».