Sette arresti, fra il Lazio e la Campania, per dare scacco al clan Polverino.

E' questo quanto messa a punto dai carabinieri del Comando provinciale di Napoli, che hanno dato esecuzione a due ordinanze emesse dai gip dei Tribunali di Napoli e Roma su richiesta delle Procure Distrettuali Antimafia delle due località.

In particolare, sono finiti in manette tre latitanti campani - che avevano trovato dimora nel Lazio per diverso tempo e ora accusati di possesso di documenti di identificazione falsi - e quattro fiancheggiatori, ritenuti insospettabili. 

Fra loro c'è anche un 58enne che è stato arrestato in quanto indagato per concorso esterno in associazione mafiosa: secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe messo a disposizione degli uomini del clan un complesso industriale a Pomezia, dove vennero stoccati 1.500 chili di hashish provenienti dalla Spagna - sequestrati nel 2012 - e consentito che, attraverso un contratto di affitto, due dei latitanti arrestati nelle scorse ore si nascondessero in una villetta a ridosso della zona industriale di Pomezia. Il terzo latitante, invece, avrebbe ricevuto appoggio logistico sempre da questa persona, al fine di avere una casa a Pavona di Albano Laziale, oltre che viveri e cure o sostegno negli spostamenti.

La cattura di due dei latitanti, vale la pena ricordarlo, avvenne il 14 settembre 2016 a Pomezia, dopo quattro anni di ricerche: in quell'occasione vennero accusati di associazione di tipo mafioso, estorsione e traffico internazionale di droga.

L'attuale provvedimento, invece, nasce dalla cattura del terzo latitante, registrata il 26 luglio 2017 a Ronciglione: altri tre indagati, in questo senso, gli avevano fornito supporto logistico per lo spostamento da una villa di Campagnano, trasformata in un vero e proprio resort.