Era stata licenziata, in tronco e senza preavviso, proprio il giorno del matrimonio, mentre si trovava all'altare. La lavoratrice C.F. per mezzo dei propri legali di fiducia, gli avvocati Daniele Lancia e Luca Cupolino, ha impugnato il licenziamento che veniva successivamente dichiarato illegittimo dal Tribunale di Cassino, Giudice Annalisa Gualtieri, per la violazione dei criteri di correttezza e buona fede nella scelta del lavoratore da licenziare.
La lavoratrice infatti aveva la maggiore anzianità di servizio, maggiore competenza ed anche maggior carico di famiglia e, pertanto, aveva diritto a mantenere il proprio posto di lavoro in luogo degli altri lavoratori, evidentemente favoriti dal datore di lavoro. La Ismef Onlus, datore di lavoro, ha impugnato la sentenza di fronte alla Corte di Appello di Roma, che invece confermava il provvedimento di primo grado, dichiarando illegittimo il licenziamento intimato alla lavoratrice e condannando la Ismef Onlus a pagare anche le spese legali del secondo grado di giudizio, oltre all'indennità risarcitoria e di mancato preavviso, per un totale di circa trentamila euro. In corso di giudizio veniva inoltre accertato che la Ismef in realtà non riveste la qualifica giuridica di Onlus, essendosi infatti dichiarata, nell'anno 2015 e poi nel 2016, quale "impresa ai sensi dell'art. 2082 c.c." al fine di usufruire della cassa integrazione guadagni in deroga, istituto che invero non risulta applicabile alle Onlus. Per questo motivo in data 25 febbraio del 2015 l'allora Presidente della Ismef chiedeva alla Regione Lazio ed alla FIM CISL di Latina l'attivazione della procedura di CIG in deroga, alla quale seguiva il verbale di accordo presso l'assessorato al lavoro della Regione Lazio, in cui l'Ismef dichiarava di rientrare nella definizione di impresa ai sensi dell'art. 2082 c.c.: senza tale dichiarazione con la quale l'Ismef di fatto sconfessa la propria natura di Onlus, non avrebbe avuto alcun diritto ad usufruire della CIG in deroga per gli anni 2015 e 2016, essendo questa destinata unicamente alle imprese. Tale circostanza, già accertata nel giudizio di primo grado, non veniva reclamata dalla Ismef e pertanto è passata in giudicato. Già nel giudizio di primo grado inoltre la Ismef ometteva di depositare la documentazione contabile come richiesta dal Giudice (ed in particolare i bilanci di esercizio), arrivando a depositare documentazione difforme da quanto richiesto e finanche redatta e tenuta in violazione della relativa normativa: tale condotta, già stigmatizzata nel giudizio di primo grado è divenuta fonte di una responsabilità aggravata dell'Istituto, come anche sottolineato nella sentenza della Corte di Appello secondo cui la condotta dell'Ismef è stata sorretta da "evidenti finalità di nascondimento di determinati dati relativi alle attività dell'Istituto". Secondo l'avvocato Cupolino la qualifica di impresa della Ismef è ostativa alle varie convenzioni da questa stipulate e che, a partire dal 2008, hanno portato l'Ismef a beneficiare di svariati milioni di euro di provenienza pubblica con i quali avrebbero in parte finanziato i propri corsi di formazione. Inoltre, dopo essere stata "cacciata" dal Castello Baronale di Minturno, recentemente la Ismef si è vista aggiudicataria della Torre degli Acso a Terracina che sarebbe dovuta diventare la sede dei nuovi corsi di formazione, che però non sarebbero ancora iniziati. Ci si chiede pertanto come la Ismef si sia qualificata, se impresa oppure Onlus, per l'aggiudicazione di tale altro e rilevante bene pubblico, e soprattutto se il Comune di Terracina sia a conoscenza del mutamento della forma sociale della Ismef: l'avvocato Cupolino è infatti intenzionato a far luce sulla questione, tanto che presenterà a breve una formale istanza di accesso agli atti al Comune di Terracina ed al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti al fine di far luce sulla questione.