Le inalazioni dei fumi durante il suo lavoro di saldatore, nell'arco di quarant'anni, sono state la causa della sua invalidità, precisamente del "parkinsonismo manganico". Così un uomo di Fondi ha vinto la causa di lavoro contro l'Inail, e si è visto riconosciuto dal tribunale di Latina, sezione lavoro, una rendita del 30%, pari al danno biologico subito.

La vicenda è accaduta ad un operaio di Fondi, che ha lavorato quasi ininterrottamente, dal 1974 al 2014, come saldatore presso diverse aziende del settore. Proprio nel 2014, si accorge di avere problemi di salute e gli accertamenti medici dicono che potrebbe aver contratto il Parkinson, o meglio il parkinsonismo manganico, ovvero una forma della malattia dovuta alle inalazioni dei fumi di vari ferri e metalli. L'uomo vuole vederci chiaro e si rivolge agli avvocati Valeria Maria Russo e Crescenzo Macchia. L'Inail ha sempre rigettato le richieste, così l'uomo si è rivolto al giudice del lavoro, chiedendo una menomazione del 40%. Il giudice dispone una Ctu, che sarà poi quella che farà la differenza.

Gli «opportuni e approfonditi accertamenti diagnostici», scrive il giudice, dicono proprio che l'uomo, ormai anziano, è affetto dalla malattia di Parkinson stadio 2,5 della scala di Hoehn e Yahr, usata in campo medico per descrivere i sintomi della progressione del morbo di Parkinson. Una «disabilità lieve», che ad ogni modo c'è. Il parkinsonismo manganico, peraltro, è inserito tra le malattie professionali, e il giudice nell'udienza dello scorso 31 maggio l'ha riconosciuta all'operaio di Fondi, indicando un danno biologico del 30% a partire dal luglio del 2014, giorno della denuncia. Oltre alla consulenza tecnica d'ufficio, il giudice ha voluto ascoltare anche diversi testimoni, che hanno confermato l'esposizione pressoché quotidiana, per un arco di tempo di 40 anni, ai fumi dovuti al mestiere di saldatore. Fumi che si disperdevano nell'aria. Il diritto alla rendita è stato indicato nel 30%, con la maggiorazione di un ventesimo, per il coniuge a carico.