Come sempre succede nelle inchieste importanti ci sono frasi che riassumono tutto in pochi vocaboli, due, tre al massimo. E' così anche in questa. Gli inquirenti parlano di «trattamento disumano». Cosa si può aggiungere? Che gli indagati avevano «un'indole criminale» che è il primo elemento a supportare l'arresto. Che c'era un'abitudine a delinquere e ciò si concretizzava in una forma di «criminalità sistematica». Ecco, questo forse può bastare. I reati posti in essere e contestati dalla Procura sono stati studiati in anticipo e a tavolino, questo è l'elemento peggiore di tutti. Sin da quando la coop decise di partecipare al bando era conscia del fatto che avrebbe dovuto trovare denaro per iniziare e per tale motivo si è rivolta ad una coppia con precedenti per reati fiscali. Dunque la cooperativa Azalea non aveva i mezzi per gestire nemmeno un centro di accoglienza. I soldi ce li avevano due tizi con pregressi guai giudiziari molto gravi, tali da non consentire loro di partecipare al bando della Prefettura. Si tratta dei finanziatori occulti di Azalea, ossia Graziano De Luca e Erica Lombardi, che praticamente rivestivano i ruoli decisionali nella coop anche senza alcun incarico formale. De Luca e Lombardi sono marito e moglie, già arrestati il 15 febbraio del 2011 nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Frosinone che contestò loro il reato di associazione per delinquere finalizzato alla emissione di fatture false e altra documentazione per operazioni inesistenti, dichiarazioni fraudolente, infedele o omessa dichiarazione annuale d'imposta. Sono stati condannati dal Tribunale di Frosinone in primo grado rispettivamente a 3 e un anno di reclusione con patteggiamento. Reati troppo gravi per mettersi in una onlus e partecipare alla gara della Prefettura sull'assistenza ai migranti. Ma esperienza da vendere per tentare di farlo ugualmente e bluffare di nuovo.