Si sta rivelando un percorso più complicato del previsto quello inerente la chiusura dei cas (centri di accoglienza straordinaria) di Lenola e Fondi fin qui gestiti dalle cooperative Azalea e Ginestra, entrambe finite sotto inchiesta per truffa e frode nella gestione del servizio. Da giovedì scorso è iniziato lo sgombero di tutte le sedi. I migranti ospiti, con il coordinamento della Prefettura di Latina, vengono inviati presso strutture gestite da altri assegnatari del bando tuttora vigente, ossia quello del 2015 e aggiudicato nel 2016. Ma a latere di queste operazioni si è creato un altro problema, probabilmente non previsto al momento degli arresti, e che riguarda i 90 operatori impiegati nei vari centri di accoglienza ora in via di chiusura. Ieri mattina c'è stato un sit in dei lavoratori organizzato dalla UilTucs sotto la sede del Comune di Fondi per chiedere tutele sia per il pagamento dei salari che per la eventuale ricollocazione. Durante la manifestazione è stato chiesto l'impegno del sindaco a sostenere le ragioni dei lavoratori, risultati estranei ai fatti contestati ai vertici delle due cooperative ed è stato sollecitato altresì un incontro con il Prefetto. Il nocciolo di questa inaspettata vertenza riguarda la continuità lavorativa: al momento solo una parte degli operatori continua le attività perché soltanto una parte dei centri è rimasta aperta e si sta comunque continuando a spostare altrove i migranti ospiti, poichè, come certificato dall'inchiesta, gli immobili utilizzati non erano agibili e comunque i servizi di vitto, alloggio e sicurezza erano assolutamente al di sotto degli standard previsti dal contratto. Al punto che la Procura ha parlato chiaramente di «trattamento disumano».
I lavoratori delle due coop sanno che i loro stipendi non verranno erogati perché i conti sono stati posti sotto sequestro nell'ambito dell'applicazione delle misure cautelari reali. Chiedono quindi garanzie alla Prefettura che è la stazione appaltante del servizio di accoglienza e che erogava per tranches il pagamento del servizio alle coop. Ma la stessa Prefettura sta attuando in questi giorni una rigida rete di controlli, il prosieguo di quanto avviato a ottobre scorso e che già aveva portato gli ispettori dei centri ad elevare sanzioni per 151mila euro.
«Siamo stati ricevuti dai sindaci di Fondi e Monte San Biagio - dice Gianfranco Cartisano, segretario della UilTucs - e abbiamo illustrato quali sono i nodi più urgenti, ossia il salario, l'organizzazione del lavoro nei cas aperti e la continuità dei contratti per garantire il mantenimento die livelli occupazionali. Stiamo parlando i 90 persone che vivono con grande incertezza queste ore. Sono lavoratori che andrebbero organizzati e non lasciati allo sbando perché i loro datori di lavoro sono stati arrestati per truffa. Questi dipendenti, sono vittime quanto i migranti ospiti. Inoltre questa inchiesta ha avuto ripercussioni anche esterne, sui fornitori di beni e servizi alle due coop. Insomma c'è una crisi economica collaterale a questa storia e comunque non la si può ignorare». I lavoratori chiedono una gestione commissariale dei centri per mantenere i contratti ma questa è la strada più difficile da percorrere perché non prevista nel contratto.